Quello che segue è un estratto del capitolo, i puntini indicano testo mancante, le parole in corsivo sono mie aggiunte.
Cap 8 L’inversione di marcia.
Finalmente la pioggia venne. Nel corso di un lungo periodo, che gli archeologi non sono mai riusciti a misurare, il pliocene si fuse nel pleistocene.
I deserti rinverdirono e la cacciagione si moltiplicò e i fiumi inariditi che, simili a rivoletti, avevano continuato a scorrere su letti sassosi fino al litorale dell’ominide, divennero di nuovo ampi e lisci. L’acqua che contenevano era dolce a bersi; cespugli e alberi crebbero lungo le loro rive. C’erano frutti sugli alberi e pesci nei fiumi. Le scimmie nude trovarono i fiumi piacevolissimi e li risalirono, inoltrandosi sempre e sempre più nell’interno.
Non avevano più paura dell’interno. La vita non era più così feroce adesso che cibo ed acqua abbondavano. E inoltre esse erano probabilmente più grosse di quando avevano abbandonato la terra (le creature che tornano al mare diventano invariabilmente più grosse) e si sentivano più fiduciose. Avevano ragione di esserlo. Si erano abituate a nutrirsi in pratica di qualsiasi cosa; disponevano di utensili e armi; ed erano padrone di due elementi, il che costituiva un grande vantaggio.
Barriere geografiche insormontabili per i gorilla e gli scimpanzé, non rappresentavano per esse un ostacolo ormai. ….
….. Ma dovunque l’ominide approdasse su nuovi lidi, si trovava ora di fronte a nuove difficoltà. I mammiferi terrestri, constatò, erano più veloci e più feroci dei mammiferi marini; tuttavia egli doveva affrontarli, perché essendo ormai cessata la lunga ondata di caldo, accadeva spesso che i venti imperversassero gelidi contro la sua nuda pelle, e gli occorrevano le pellicce degli animali, oltre alle loro carni.
Fortunatamente era all’altezza della sfida. Un grande cambiamento ambientale, dalla terra al mare, aveva impresso uno scossone enorme alla intera sua biologia, introducendo nuovi problemi, nuove tensioni, rimodellando il suo corpo, foggiando di bel nuovo i suoi metodi per percepire il proprio ambiente e i propri simili, mantenendone sveglia e malleabile la mente. Un secondo cambiamento del genere entro i limiti di un breve periodo evolutivo, il ritorna alla terra, rinnovò lo scossone prima che l’ominide avesse avuto il tempo di diventare troppo specializzato e di adagiarsi in quel genere di solco evolutivo che inghiotte una specie troppo perfettamente adattata a una singola nicchia.
Avrete forse notato che il pronome è passato da “essa” a “esso”. Questo perché ci stiamo avvicinando al periodo in cui il comportamento del maschio comincia a cambiare più rapidamente del comportamento della femmina. L’ominide incomincia a pensare di specializzarsi nella caccia: Tarzan, finalmente, è in attesa tra le quinte.
Prima che si faccia avanti sulla scena, dedichiamo ancora un capitolo al riesame dell’oceano e della sua influenza.
Il tema del presente libro è consistito nel sostenere che un numero sorprendentemente grande delle differenze tra noi e i nostri più prossimi parenti zoologici può essere spiegato postulando come, dopo esserci inizialmente evoluti quali mammiferi terrestri, tornammo al mare e diventammo acquatici. Non è pretendere troppo chiedere a qualsiasi zoologo di credere a tale mossa, perché essa è stata compiuta più e più volte nella storia del mondo. Ma la teoria postula inoltre che, dopo aver percorso parecchia strada per diventare una creatura acquatica, la nostra specie esegui, per così dire, una spettacolare inversione di marcia, usci nuovamente dall’acqua e tornò definitivamente alla terra. ….
…. Devono essere esistite specie più primitive dei primati che trovarono la terra sempre più inospitale e scelsero la via di scampo nell’acqua. Ve ne fu mai una tornata alle sua antiche dimore quando la terra ricominciò a sorridere? E’ sempre più facile credere a una cosa accaduta due volte. ….
-La Morgan analizza per alcune pagine il problema e propone come esempio di animale parzialmente adattato alla vita acquatica e poi tornato alla terra, l’elefante. Esso rappresenterebbe in un certo senso un “precedente” di inversione di marcia.-
…. E ora torniamo all’Homo sapiens. Anche in noi esistono tuttora decine e decine di caratteristiche non chiarite. Alcune sono troppo insignificanti per aver richiamato attenzione; altre sono così fondamentali che di rado ci rendiamo conto della loro anormalità.
Perché ad esempio esistono così poche femmine che si comportano come voyeurs? Perché non si vedono mai torpedoni noleggiati appositamente, carichi di donne emancipate che si precipitano nella grande città per assistere a una serata di spogliarelli? Le copertine delle riviste destinate agli uomini presentano spesso il ritratto plasticato di una bella ragazza nuda. Ciò non significa che i lettori siano vecchi sudicioni; è del tutto giusto e naturale che un uomo sia piacevolmente stimolato dalla vista di una figura nuda del sesso opposto.
Ma cosa presentano il più delle volte, le copertine delle riviste femminili? Ma sì, un’altra bella ragazza! Il più delle volte si tratta della testa e non del corpo, e quasi sempre essa è vestita e non nuda, ma gli editori non fanno il loro mestiere soltanto per divertirsi, e se i nudi maschili facessero vendere alle donne più copie delle fotografie di donne con graziosi vestiti, si affretterebbero a stampare uomini nudi. Invece non lo fanno. Perché mai? E perché si ritiene del tutto ragionevole spiegare l’orrore che hanno le femmine dei serpenti dicendo che trattasi di simboli fallici?
Se ci pensate su la cosa è molto strana. Per molte femmine di primati non umani, il fallo è un bellissimo spettacolo. Il mandrillo, ad esempio, Siede ben dritto ed esibisce alla femmina un pene eretto, sempre di un rosso vivido sottolineato da chiazza scrotali di un azzurro brillante, ed essa trova affascinante quella vista. …
-La Morgan osserva anche che tra gli animali, chi fa sfoggio di colori brillanti o folte criniere, chi si “esibisce” è sempre il maschio, La femmina osserva e sceglie. Solo nella nostra specie ci si aspetta che sia la femmina quella cui spetta di essere contemplata e quella che debba avere un ruolo più passivo nella scelta.-
…. Nonostante milioni di anni di disinganni, l’uomo non ha perduto il proprio convincimento di possedere, come il mandrillo, una appendice sessuale irresistibilmente bella, anche senza i colori primari. La ammira egli stesso, se è abbastanza grossa, la ammirano anche i suoi compagni negli spogliatoi. Ma un piccolo dubbio si è insinuato nella sua mente. ….
…. Una valutazione estetica assolutamente schietta della donna media, per quanto piacere tattile essa possa derivare dall’organo, sarebbe probabilmente: “be’, diciamo la verità, non è molto grazioso.”
-La Morgan cerca di capire se la reazione di disgusto o di fastidio che molte donne provano alla vista del pene maschile sia solo culturale o affondi le sue radici in qualcosa di molto più antico e innato. Cita a questo proposito gli studi fatti sui movimenti involontari degli occhi e le reazioni di dilatazione e restringimento delle pupille.-
…. Se mostrate a una donna la fotografia di un maschio nudo, anche le sue pupille si dilatano, specie se è giovane e bello. Ma se fate intervenire un altro strumento costruito per determinare dove si sofferma il suo sguardo, potete constatare che la donna, quando le si mostra la fotografia di un uomo, guarda a lungo la testa, il volto, il busto e le braccia, oltre all’addome, mentre l’uomo, osservando l’immagine di una donna, spesso non di dà la pena di guardare al di sopra del collo. In qualche punto essi partono ovviamente da premesse diverse.
Così, se il giudizio finale di lei sulla metà inferiore di un maschio, veduto di fronte e rampante, è che si tratta di uno spettacolo interessante, ma non attraente, e senza dubbio non di uno spettacolo che la indurrebbe a nascondersi o a pagare per contemplarlo, non possiamo accantonare ciò come una reazione culturale. E’ possibile che, a differenza del mandrillo, la donna sia passata attraverso un protratto stadio evolutivo nel quale le associazioni di una visione del genere erano più sconvolgenti che piacevoli. ….
-La Morgan prende poi in considerazione due fobie, quella dei ragni e quella dei serpenti, che potrebbero avere una radice “innata”-
…. Già che siamo in argomento, vediamo di approfondire la faccenda del ragno e del serpente che destano in noi tanti atavici timori. La vista di una tarantola può far restringere le nostre pupille più di qualsiasi altra cosa. Non è una spiegazione sufficiente dire che alcune specie di ragni sono velenose. I ragni che mordono persone sono infinitamente più rari degli insetti pronti a fare la stessa cosa, ma sebbene noi osserviamo le api con cautela e rispetto, non molte persone reagiscono ad esse con orrore.
Desmond Morris rileva una accentuata differenza dipendente dal sesso nella reazione ai ragni, e decide che essi debbono essere un ennesimo simbolo. ….
-legato alla pubertà e allo sviluppo sessuale-
…. Penso che la donna reagisca alla forma e al movimento: e penso che l’avversione ai ragni venne a determinarsi, come altre reazioni oculari, sulle spiagge di quel litorale ancestrale, quando, si può dire, la sola creatura abbastanza agile e impavida per rappresentare un pericolo per la scimmia e il suo piccolo indifeso era quell’altro artropode dal corpo schiacciato e dalla lunghe zampe, il granchio, ed è del tutto prevedibile che essa si preoccupi di più a causa degli artropodi quando arriva all’età nella quale può generare bambini impossibilitati a fuggire. ….
…. La nostra fobia dei serpenti è stata spiegata di solito come qualcosa che abbiamo portato con noi giù dagli alberi, perché se si mostra un serpente ad un scimpanzé in un giradino zoologico, esso viene preso dal panico.
Non sono troppo sicura però che il suo orrore abbia la stessa, identica, natura del nostro. ….
…. Forse è soltanto una coincidenza il fatto che le altre minacce importanti per gli ominidi nelle loro acqua basse abbiano assunto precisamente questa forma. Ciò varrebbe non soltanto per i serpenti di mare, molti dei quali sono estremamente velenosi e di gran lunga più aggressivi dei loro parenti terrestri, ma anche per le murene, che si fissano sotto gli scogli dove l’ominide si tuffava. I loro muscoli sono molto più forti dei suoi e i loro denti non mollano mai la presa; se una di esse mordeva sott’acqua un dito della mano o un piede dell’ominide e quest’ultimo non disponeva di una selce abbastanza affilata per segar via o il proprio dito, o la testa della murena, senza dubbio non riemergeva mai più a respirare.
D’accordo, sembra una teoria stiracchiata. Ma inchieste statistiche hanno accertato che il serpente è, con un margine enorme, l’animale più odiato dalle persone (il ragno viene al secondo posto), e la cosa più strana al riguardo è che quando si amplia il questionario allo scopo di stabilire quale aspetto della creatura desti tanto disgusto, la grande maggioranza degli odiatori di serpenti spiega con molta prontezza di non poter sopportare il rettile “perché è viscido”, Orbene, la murena è molto viscida, ma la pelle dei serpenti è asciutta quanto un pezzo di corda sotto al sole. Il viscido serpente che popola i nostri incubi non esiste in nessun luogo del mondo di Dio, tranne le acqua morte della memoria razziale dell’Homo sapiens.
Tutto ciò naturalmente è molto teorico, anche se non più teorico di altri tentativi di spiegare lo stesso fenomeno. Ma se c’è qualcosa di vero in tutto ciò, è importantissimo per noi valutare nel modo giusto queste cose nella mente.
La maggior parte delle persone che hanno scritto del sesso, e in particolare degli atteggiamenti delle donne nei confronti del sesso, sono state propense a presumere che debba esistere una predisposizione biologica straordinariamente forte e inequivocabile ad accostarsi ai rapporti sessuali con gioia e desiderio, e che ogni esitazione o apprensione debba essere il risultato di una pudicizia eccessiva e di inibizioni artificiali; e che, per conseguenza, queste ultime debbano essere combattute con il rimprovero e la derisione. Oppure che siano il risultato di perversioni, o dell’aver veduto qualcosa di disgustoso nella legnaia, al che la reazione opportuna sarebbe: “tu sei malata”.
E’ possibilissimo, come nel caso della paura dell’innocua biscia, che la verità sia tutto l’opposto: che esista una predisposizione innata all’ansia, la quale può essere sormontata con la ragione e l’esperienza, e con assicurazioni, da parte della tribù, che trattasi di una Buona Cosa; l’ansia però può essere potentemente rafforzata da qualsiasi incontro allarmante. E’ il timore ad essere sottocorticale; ed è la mente conscia che impara a non tenerne conto come una manifestazione atavica e disadattata, simile alla paura dei temporali. Quasi tutte le donne, in un momento o nell’altro, si sono indignate, e a buon diritto, a causa delle sensazioni di ripugnanza degli uomini nei loro confronti, del loro “orrore” per l’impurità della mestruazione, della costumanza di andare in chiesa dopo il parto, e di tutte le altre barbare assurdità. Ma anche agli uomini è toccata la loro parte ed essi sono stati definiti sudici e bestiali; vi sono pagliuzze nei nostri occhi come nei loro, Sarà un gran buona cosa quando noi tutti riusciremo a liberarcene. E sarà una cosa altrettanto buona se non ci aspetteremo reciprocamente miracoli sotto questo aspetto; se noi tollereremo negli uomini, e loro tollereranno in noi, il fatto che taluni elementi di questo reciproco disgusto hanno radici che affondano indietro nel tempo non, come pensava Freud, di vent’anni, fino all’infanzia dell’individuo, ma di quindici milioni di anni, fino all’infanzia della specie.