Beh, ormai siamo arrivati a metà del libro, questo e il precedente sono due capitoli estremamente interessanti…
Elaine Morgan L’origine della donna Cap 6 Amore
(Quella che segue è una sintesi del capitolo, i puntini indicano testo mancante, il corsivo sono mie aggiunte)
Quella cui si trovarono di fronte i nostri antenati dopo essere stati spinti, da cambiamenti morfologici acquatici e bipedi al sesso ventrale, fu davvero un’emergenza biologica di dimensioni traumatiche.
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Sotto un determinato aspetto la situazione critica delle scimmie nude era ancor peggiore poiché esse erano state condizionate ad aspettarsi che il sesso fosse un’esperienza consolante non già soltanto da pochi mesi di condizionamento individuale, ma da milioni di anni di evoluzione. Ora la femmina constatava che i suoi adescamenti non conducevano ad una reazione ben compresa e soddisfacente, ma ad una reazione allarmante, priva di ricompensa. Il maschio constatava che l’affettuoso gradimento con il quale erano sempre state accolte le sue attenzioni non esisteva più.
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Sotto un altro aspetto, però l’ominide maschio se la passava molto meglio del gatto nevrotico, perché era più grosso e più forte della femmina, e la posizione supina è particolarmente indifesa, per cui il più delle volte esso riusciva in effetti a ottenere la consueta ricompensa, anche se ad essa si accompagnava una folata d’aria gelida. Dobbiamo essere grati del fatto che fosse così altrimenti nessuno di noi sarebbe qui oggi.
Potete domandarvi perché un disadattamento biologico in apparenza semplice e di trascurabile importanza non si corresse nel corso di alcune migliaia di generazioni. In fin dei conti, sino a questo momento abbiamo parlato con molta noncuranza, come sono abituati a fare gli studiosi dell’evoluzione, dei cambiamenti morfologici più stupefacenti della struttura del primate, quasi che un numero illimitato di varianti della forma, delle dimensioni e della disposizione degli organi fossero disponibili e ottenibili mediante qualche catalogo celeste di vendite per corrispondenza.
“Caro signore
Restituisco la pelliccia in quanto, tutto sommato, non so che farmene; vogliate cortesemente sostituirla con un paio di lobi d’orecchie e con sei chilogrammi di grasso sottocutaneo. I muscoli corrugatori sono arrivati in condizioni perfette e mi soddisfano, ma tanto il cervello quanto il pene sono di tre misure troppo piccole per le mie attuali necessità, e vi prego quindi di cambiarli. Potrebbe anche farmi comodo un naso, se ce ne sono in magazzino.
Con i migliori saluti, vostra scimmia.”
Come sappiamo, tutte queste richieste vennero in ultimo soddisfatte. Sembra un po’ strano che la consorte della scimmia maschio non abbia accluso nella stessa busta una breve petizione: “P.S. Di recente mio marito ha cambiato abitudini ed io constato di avere adesso dalla parte sbagliata il tratto sensibile della vagina. Non disponete per caso di un nuovo modello? Ringraziandovi sin d’ora..”
Se lo avesse fatto, non per la prima volta le sarebbe pervenuta una risposta vaga. Era fisicamente un po’ più complessa dei suoi fratelli e gran parte dei suoi organi non erano molto adatti al nuovo modo di vivere. Durante la gravidanza ad esempio, i muscoli che sostenevano il peso del feto erano sospesi tutti alla spina dorsale, il che andava benissimo per un quadrupede, ma quando essa cominciò a camminare in posizione eretta, tutto scivolò giù, come una corda per stendere il bucato sollevata ad una estremità. La femmina avrebbe tratto vantaggi da una disposizione completamente nuova, con i muscoli inseriti invece sulle ossa delle spalle, ma, sebbene si lagnasse sporadicamente di mal di schiena e prolassi e vene varicose e altri disturbi femminili, in ultima analisi nulla venne mai fatto a riguardo.
In effetti, tutte le modificazioni dell’evoluzione sottostanno a due regole principali. Secondo una di tali regole, i cambiamenti non hanno luogo perché rendono l’esistenza più facile all’individuo, ma perché aiutano l’intera popolazione a sopravvivere.
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La seconda regola vuole che cambiamenti improvvisi del piano originario fondamentale non abbiano mai luogo. I cambiamenti sono quantitativi. I peli del nostro corpo, ad esempio, non sono mai realmente scomparsi; si sono semplicemente limitati a diventare sempre più esigui.
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Così, aspettarsi che l’innesco a contatto profondo della reazione sessuale della femmina di un primate venisse trasferito in un rapporto spaziale del tutto diverso con il resto dei suoi organi, sarebbe stato come aspettarsi che la bocca di lei salisse portandosi sulla fronte.
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Così la coppia di scimmie antropomorfe rimase bloccata in questa situazione insoddisfacente. Nei primi pochi millenni non vi sarebbe stato alcun pericolo per la sopravvivenza della specie. In tale stadio, la femmina avrebbe continuato ad avere l’estro con regolarità, e probabilmente per un lungo periodo, per quanto spesso potesse rimanere delusa, avrebbe continuato a invitare il maschio, in quanto non conosceva alcun altro modo di reagire all’impulso dell’estro.
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(il deteriorarsi di questo meccanismo ha comunque alla fine determinato la comparsa di alcuni problemi, la Morgan mette in evidenza come per la specie umana sia insorta una sorprendente “incertezza di scopo” per quanto riguarda lo stimolo sessuale maschile)
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Non soltanto esistono ampie variazioni, sia personali sia sociali, in quelli attributi femminili che attraggono il maschio, ma vi sono anche considerevoli deviazioni dell’impulso sessuale, dal suo oggetto biologico verso oggetti inappropriati appartenenti allo stesso sesso, capi di vestiario, riti o condizioni particolari, oggetti inanimati che, per lo sfortunato individuo anormale in questo senso, sono coattivamente attraenti quanto lo è la femmina normale per la maggior parte degli uomini. La grande maggioranza di queste deviazioni si manifesta nei maschi.
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Il sesso nel mammifero maschio è la reazione ad uno stimolo, in questo caso lo stimolo viene dalla femmina. Io credo che anche in questo caso l’incertezza di scopo nell’homo sapiens si instaurò quando lo stimolo appropriato mancò di pervenire. Ma questa volta il venir meno non influenzò soltanto gli individui, divenne endemico nell’intera specie. Si trattò del venir meno dell’estro.
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(La Morgan portando vari esempi dal regno animale mette in evidenza come spesso il sopraggiungere dell’estro ha un effetto imponente nel comportamento e spesso anche nel fisico delle femmine e che quest’ultime sono estremamente attive nel cercare il contato con il maschio)
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Abbiamo dunque un fenomeno biologico che tocca le femmine di un gran numero di specie di mammiferi mediante qualche sorta di orologio ormonale e che da luogo all’emissione di un segnale, probabilmente olfattivo, il quale desta appetito sessuale nel maschio. È questo l’iniziatore del sesso, lo stimolo per reagire al quale la sessualità maschile è stata predisposta. E la specie homo sapiens ne è stata privata.
Non è certo il caso di stupirsi se alcuni uomini danno prova di una incertezza di scopo e diventano omosessuali, o si fissano sulla biancheria delle signore o sull’odore della gomma o su qualche altra non pertinenza del genere. Quando l’emergenza biologica divenne acuta, e il fato malevolo condannò gli uomini a vivere con femmine totalmente e definitivamente prive dell’estro, la cosa davvero strana è che esse conservarono una sufficiente stabilità di scopo per consentire la perpetuazione della razza. Nel caso di molte creature meno progredite, la cessazione dell’estro avrebbe implicato automaticamente l’estinzione della specie.
Fortunatamente le nostre antenate erano primati, e nei primati superiori la copula è divenuta in crescente misura un’attività appresa. Anche quando lo stimolo specifico le venne a mancare, la scimmia nuda seppe come doveva regolarsi.
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Una cosa da tenere presente è che mentre i suoi rapporti sessuali in quel periodo si accompagnavano necessariamente a una certa violenza, contenevano, ciò nonostante, ben poca ostilità. Non è sempre facile per chi viene percosso rendersi conto che le percosse possono essere inflitte senza astio. Forse il miglior modo di capire il punto di vista del maschio consisterebbe nel fare un parallelo femminile. Pensate al momento in cui doveste avvicinarvi al bambino che piangeva con un cucchiaio di preziosa pozione antibiotica. Gli dicevate, essenzialmente, quello che la scimmia acquatica avrebbe voluto dire alla sua compagna.
“Su avanti tesoro, apri come si deve, lo sai che devi farlo, è per il tuo bene. No, non è disgustoso, ti assicuro che ti piacerebbe se soltanto provassi ad assaggiarlo. Senti, FINISCILA, o me lo farai versare. Tesoruccio? Per piacere? Oh per l’amor di Dio, piantala con tutto questo baccano! È inutile lo sai, quindi tanto vale che tu la smetta!” E in ultimo, specie se siete giovani e impazienti, inchiodate la braccia del bambino e ricorrete a provvedimenti energici che lo lasciano deluso, rosso in faccia come una barbabietola e isterico di rabbia perché vorrebbe rigurgitare sul bavaglino la cosa disgustosa e non può.
Il nostro ominide si trovava di fronte ad una difficoltà essenzialmente analoga, soltanto era spronato da una forza meno razionale della profilassi e le sua antagonista era appena di qualche chilogrammo più leggera di lui. E munita di denti, per di più.
Al termine di uno scontro del genere tra madre e bambino, ogni donna ragionevole giura che non ripeterà più l’esperienza. Deve esserci un modo per far gradire al piccolo la medicina, o almeno tollerarla, o almeno non accorgersi di quanto sta accadendo finché non sia troppo tardi. Può non riuscire mai a trovare un sistema assolutamente sicuro, ma seguita a tentare. E la scimmia nuda deve essersi certamente comportata allo stesso modo. Le sarebbe stato molto difficile trovare una via d’uscita se il sesso fosse stato l’unico ( o anche soltanto il principale) legame che assicurava coesione nella comunità dei primati.
Fortunatamente non era affatto così. Nel caso di quasi tutti i primati superiori, i legami duraturi non hanno niente a che vedere con la copula. Esiste un’intera e complessa rete di rapporti sociali, tutti più permanenti e duraturi del sesso. V’è, anzitutto, la coesione che tiene insieme l’intero branco, analoga all’istinto dal quale vengono mantenuti uniti sciami d’api, branchi di oche, gruppi di cervi, colonie di topi e gruppi di balene.
Poi v’è il legame tra madre e piccolo, che nelle scimmie può protrarsi fino all’adolescenza. Esiste il legame maschile, a proposito del quale Lionel Tiger disserta con tanta eloquenza, che unisce i maschi in coorti.
V’è il legame femminile, che lo stesso autore si rifiuta di degnare del termine di “legame”, ma che induce le femmine a restare unite in loro assemblee. V’è il legame coevo, il quale fa sì che i giovani restino insieme per giocare e fare esperimenti. Ed esiste lo specifico legame dell’ amicizia; esso (tra le scimmie e le scimmie antropomorfe, così come tra gli esseri umani) fa sì che due individui ricerchino assiduamente la reciproca compagnia, quasi ne derivassero piacere.
Nella maggior parte dei casi, questi legami tendono a ridurre il timore e l’ostilità e inducono la fiducia e la distensione reciproche. Inoltre, nella maggior parte dei casi, hanno tutti i loro segnali, i loro gesti e le loro ricompense che li cementano.
Sicché, quello che il maschio fece per ridurre il timore e inspirare fiducia alla compagna consistette nell’attingere a segnali del genere presi in prestito da altri e meno turbati rapporti, incorporandoli nel repertorio sessuale. Esso stava dicendo, in effetti : “ Senti, va tutto bene. Io sto dalla sua parte. Pensa a me come a un tuo camerata … come il tuo piccolo … come tua sorella … come il tuo genitore … come il tuo amico”. Esaminiamo alcuni esempi concreti.
Incominciando dal legame tra madre e piccolo, esso riveste ovviamente un’ importanza vitale in tutti gli animali la cui progenie è indifesa al momento della nascita, e pertanto viene rafforzato da una salda struttura di modalità di comportamento e di reciproche ricompense psicologiche.
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Io credo che quasi tutte le donne traggano piacere da questo processo sebbene in vari momenti, mediante il lavaggio del cervello, siano state indotte a ritenere a) che esso è primitivo e bovino, oppure b) che si tratta di un dovere sacro nei confronti del bambino, per cui il suo venir meno può mettere in pericolo la salute del piccolo e il rapporto madre figlio, o ancora c) che trattarsi di un ostacolo frapposto all’ “unità familiare”, perché se il padre vuole condurre la madre fuori a cena con il suo principale mentre il piccolo deve ancora fare una poppata alle dieci, ciò mette in pericolo il matrimonio. Anche uno solo di questi miti può compromettere quello che è un puro piacere animale; e alcune donne riescono a credere a tutti e tre i miti contemporaneamente.
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Il principale legame di comportamento che cementa l’ amicizia (e trattasi di un’ attività più comune tra le femmine che tra qualsiasi altra coppia) è il reciproco ripulirsi. E’ un processo utile, sembra che includa la disinfestazione, e inoltre ogni ferita o lacerazione individuata viene accuratamente ripulita dalla sporcizia, ma soprattutto è un processo godibile. La scimmia lo invita avvicinandosi a una sua simile e presentandole la parte posteriore del collo o qualsiasi altro punto sul quale voglia richiamare la sua attenzione, così come il vostro cane può sollecitare le carezze ficcandovi il naso sotto le mano e sforzandosi, con un paio di scuotimenti energetici di farsela finire sulla testa. I gruppi giovanili cementano i loro rapporti con l’allegria, l’esuberanza e i giochi sfrenati in genere, nello stesso stato d’animo che gli esseri umani esprimono ridendo.
Esistono innumerevoli altre modalità di contatti fisici, tra i primati, che esprimono in generale amicizia e buona volontà. Abbracciarsi è manifestazione assai comune, impiegata con entusiasmo da numerose specie.
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La cosa da tener presente è che tra i primati sub umani nessuno di questi gesti ha il benché minimo rapporto con il sesso. I gesti e i riti della copula sono del tutto distinti e stereotipati. Ma sembra del tutto chiaro che l’ominide ancestrale fece del suo meglio per incorporarne il maggior numero possibile nel tentativo di rendere la copula un rapporto di nuovo amichevole e pacifico. Oggi le premesse nel rapporto sessuale possono passare attraverso l’intera gamma. Il maschio abbraccia e bacia la femmina, come fanno i primati con i loro amici. Le offre doni, spesso consistenti in cibo (cioccolatini e così via) come fanno i primati con i loro piccoli. Cerca di divertirla e farla ridere, come i primati con i loro compagni di giochi. Man a mano che il rapporto diventa più intimo, le accarezza i seni e le stimola i capezzoli, come un piccolo primate quando succhia il latte. Se ha letto manuali sui giochi amorosi, può tentare una piccola manipolazione spinale. Da colpetti affettuosi alla femmina, l’accarezza e le liscia i capelli, il massimo cui possa avvicinarsi al comportamento delle pulizie reciproche. La tiene stretta in un abbraccio protettivo, come fa il primate con il piccolo. Essa senza alcun dubbio trae piacere da quasi tutte o tutte queste attività, e reagisce. E l’androcentrismo del maschio è così insondabilmente profondo da indurlo al convincimento totale che la femmina sia fatta come è all’esclusivo e semplice scopo di rendergliela sessualmente desiderabile, e sessualmente accessibile. Ogni volta che individua un punto sensibile della sua anatomia, lo denomina “zona erogena”, come se fosse evoluto per un unico scopo, vale a dire l’eros. Ciò è ragionevolmente press’a poco come il denominare zone erogene i capezzoli e il mento della gatta, sebbene nessun gatto maschio che rispetti se stesso presti mai ad essi la benché minima attenzione, e nemmeno ne abbia bisogno. In effetti esistono due sole zone letteralmente e specificamente erogene nella specie umana (o, in vero, in ogni altro mammifero) l’una è il pene e l’altra è la vagina. Tutte le rimanenti furono progettate per altri scopi e sono state soltanto sfruttate sessualmente nel genere umano perché esisteva una disfunzione nell’apparato normale. Tutti questi nuovi approcci di corteggiamento e altri ancora sono descritti nella “Scimmia nuda” (il libro di Desmond Morris) e collocati sotto l’intestazione: “rendere il sesso più sexy”. A me sembra che abbiano tutti lo stampo di una tendenza molto decisa nella direzione opposta, nella campagna per rendere il sesso meno specificamente copulativo e per incorporare in esso tutti i diversi elementi sociali coesivi che sempre avevano fatto comportare i primati come se si volessero vicendevolmente un gran bene. Non credo che il maschio stesse rendendo il sesso più sexy, e sono quasi certa che anche la femmina ominide non lo credesse. A suo modo di vedere, quello che il maschio faceva era l’amore.
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Vi fu probabilmente un periodo nel quale l’orgasmo femminile era del tutto assente, perché la copula era breve (il primate medio penetra e estrae in otto secondi netti) e la durata della vita troppo corta per lasciar intravedere la speranza di una incidentale riscoperta dell’orgasmo; e l’estro, se proprio non era scomparso del tutto, stava scomparendo. L’intera ricompensa di comportamento della femmina in quel periodo non consisteva in un qualsiasi sollievo locale, ma nel caldo, diffuso e generalizzato piacere di accarezzare e cullare, nella sicurezza e nella felicità, nonché nel desiderio di piacere, tutto ciò generato dalle nuove tattiche del frustrato ominide che incorporavano gli elementi dell’appoggio dei genitori, della supplica infantile, e della benevolenza cameratesca. Questo essa poteva aspettarsi dal sesso. Questo fu il nuovo innesco della ricettività sessuale.
E questo continua ad essere la maggior parte di ciò che possono aspettarsi dal sesso le sue discendenti. L’homo sapiens odierno può sgobbare sui manuali sessuali fino all’alba; può avere l’impressione che, in quest’era tecnologica, un dito su un capezzolo debba dare risultati certi quanto un dito sull’interruttore della luce e che, se ciò non accade, deve essergli toccato un modello difettoso; può impiegare anni perfezionando la sua tecnica, ma è probabile che prima o poi la femmina confonda l’intera e così chiara situazione con qualche domanda non pertinente, sul genere di :”Ma tu mi ami davvero?”
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Quando una donna desidera essere coccolata e niente di più, il suo messaggio può essere e viene spesso frainteso dal marito. Essa separa il desiderio di essere abbracciata dal desiderio di un’attività sessuale, è molto meno probabile che il marito faccia questo. Se ne consegue un’attività sessuale, la donna può sentirsi sopraffatta, se non ne consegue un’attività sessuale, il marito può pensare che lei lo abbia eccitato soltanto per respingerlo e farsi beffe di lui.
Ciò che questo tipo di donna vuole principalmente ricavare dal contatto fisico, dice il dottor Hollander, è un senso di sicurezza, di consolazione, di contentezza, e “il convincimento di essere amata”. Alcune pubblicazioni citarono le scoperte di Hollander con un’aria di blando stupore, come se egli avesse appena sollevato un sasso e posto allo scoperto una capricciosa minoranza di devianti sessuali femminili. Un giorno qualche studioso di statistica svolgerà un’inchiesta domandando alle donne in generale quale importanza relativa esse attribuiscano a) all’orgasmo, e b) al convincimento di essere amate, e domandando inoltre, nell’eventualità in cui non potessero avere entrambe le cose, a quale preferirebbero rinunciare. (Credereste alle affermazioni di una minoranza deviante del 90 per cento?)
L’amore come concomitante di rapporti sessuali non è una recente invenzione romantica. Aveva già incominciato ad alzare la testa, come Venere Anadiomene, da quelle onde del pliocene.
E non era neppure limitato alla sola femmina. Sin dall’inizio quando l’ominide l’allacciò con le braccia e la baciò, non lo fece soltanto affinché ella la smettesse di protestare. Come quando la madre abbraccia e bacia il bambino piangente, egli lo fece anche per tenerezza. Non gli piaceva vederla spaventata. E le dimostrazioni di benevolenza e di affetto, come gli annusamenti delle scimmie lanose, erano una cosa reciproca, e tendevano a destare in lui gli stessi sentimenti che destavano in lei, di affetto e di gratitudine. Inoltre, mentre il sesso del primate è una faccenda fuggevole e relativamente impersonale, gli altri legami del primate, i cui elementi venivano ora incorporati nel sesso, erano più personali e duraturi. Per entrambi, maschi e femmine, l’esperienza si stava avvicinando all’emozione che noi identifichiamo oggi come amore.
La sola differenza tra loro stava nel fatto che il maschio otteneva la sua ricompensa di comportamento anche in assenza dell’emozione, mentre per la femmina era ancor più vero di oggi che, senza quell’abbellimento, o almeno senza qualche sua sembianza rituale, l’intera faccenda sembrava singolarmente priva di scopo e insoddisfacente.
Ma ormai gli ominidi avevano superato l’emergenza più traumatica, e cominciavano a entrare in una dimensione nuova di rapporti personali. Forse vi furono addirittura momenti in cui l’ominide, se soltanto avesse conosciuto le parole, avrebbe paragonato la femmina a una giornata d’estate. Ma tutto ciò accadde molto tempo fa, prima dell’australopithecus, e la scimmia nuda continuava ad essere soltanto un animale muto.
O lo era davvero?