Anche se con un po’ di ritardo continuo come promesso la pubblicazione “a puntate” dei capitoli del libro della Morgan. il quinto tratta dell’orgasmo e in particolare della reazione sessuale femminile.
Cap. 5 – Orgasmo
(Quella che segue è una sintesi del capitolo, i puntini indicano testo mancante, il corsivo sono mie aggiunte)
A questo punto ci stiamo avvicinando a uno dei terreni più nebulosi in tutto il campo dell’evoluzione del comportamento: il problema della reazione sessuale femminile.
E’ ormai, come ebbe a dire Jane Austen a proposito di qualcosa di completamente diverso, “una realtà universalmente riconosciuta” che le donne possano provare l’orgasmo e lo provano. Ovviamente, deve esserci qualcosa di davvero peculiare in questo processo fisiologico, altrimenti non sarebbe stato necessario incominciare con un’asserzione del genere. Nessuno ritiene necessario affermare: “Al giorno d’oggi ogni biologo rispettabile ammette che le donne sbadigliano”, oppure “Non si può più negare che le donne sono capaci come gli uomini di rabbrividire”.
Sono esistite tuttavia, società ed epoche nelle quali la realtà della reazione femminile non era affatto riconosciuta universalmente. Le donne giungevano al letto nuziale sapendo poco o niente di quel che potevano aspettarsi, e venivano vagamente avvertite del fatto che l’esperienza cui stavano per andare incontro sarebbe stata ripugnante, ma doveva essere sopportata. Medici illustri pontificavano asserendo che il concetto stesso di orgasmo femminile era una fantasticheria di menti depravate, situata oltre i limiti della credibilità. Havelock Ellis cita Acton, un eminente specialista inglese di quei tempi, (gli ultimi anni del 1800) che condannò la tesi secondo la quale le donne avevano sensazioni sessuali, considerandola “una vile calunnia”.
Quei tempi naturalmente, sono tramontati, e potrete esservi fatti l’idea che ormai tutto sia stato chiarito, dubbi e confusione, e che l’intera verità sia stata resa manifesta dall’illuminismo scientifico del XX secolo. Le cose invece, oggi, non stanno proprio in questo modo. Vediamo di cominciare scrutando la nebbia e tentando di stabilire fino a qual punto sia fitta.
In primo luogo, gli studi del fenomeno dell’orgasmo femminile sono stati limitati quasi esclusivamente alla specie Homo sapiens.
Ai tempi di Kinsey, quando queste ricerche venivano condotte esclusivamente mediante domande verbali, è del tutto comprensibile che sia stato così. Non si otterrebbero risultati molto soddisfacenti avvicinando una mucca e domandandole in quale percentuale di rapporti raggiunge il culmine dell’eccitazione sessuale. Anche all’epoca di Master e Johnson, quando il metodo verbale è in vasta misura superato a favore del controllo strumentale delle reazioni fisiche, si può facilmente immaginare che potrebbe essere più difficile ottenere la collaborazione di un animale di quanto lo sia ottenerla da una coppia umana persuasa dell’importanza scientifica di quanto sta facendo. Sarebbe improbo persuadere di ciò una vacca.
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Un risultato di tale omissione o, assai probabilmente, una causa di essa, è il convincimento ampiamente diffuso che le femmine dei mammiferi inferiori agli esseri umani non provino mai l’orgasmo.
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Esamineremo più da vicino questa strana teoria. Naturalmente essa non è sostenuta dalla benché minima prova.
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Gli uomini provano qualcosa e le donne provano qualcosa, con effetti fisiologici grosso modo simili, ma se l’orgasmo femminile sia un fenomeno a sé o una debole eco di quello del suo compagno (“una reazione pseudomaschile” come afferma decisamente Desmond Morris), resta non dimostrato. (Nessuno, naturalmente, è stato così eretico da domandarsi se l’orgasmo maschile non possa essere una debole eco di quello femminile).
Le donne provano qualcosa, ma infuriano le più accese controversie per stabilire se si tratti di un qualcosa o di due qualcosa. Secondo una delle teorie esistono un orgasmo clitorideo e un orgasmo vaginale; una sottosezione di questa scuola afferma che il primo è infantile e il secondo un indizio di maturità; un’altra vociferante sezione asserisce che soltanto l’orgasmo vaginale può essere considerato reale; esperti altrettanto vociferanti protestano affermando che, lungi dall’essere il solo a contare, l’orgasmo vaginale è un puro mito.
Le donne provano qualcosa e nel corso dell’ultimo mezzo secolo hanno ammesso di provare qualcosa, sono state incoraggiate ad aspettarselo e addirittura si sono sentite dire che hanno il diritto di pretenderlo; quanto agli uomini sono stati abbondantemente istruiti sul modo di aiutare le donne a provarlo; ciò nonostante, esso può non determinarsi, dando luogo a discussioni per stabilire quale dei due partners, ammesso che tocchi all’uno o all’altro, debba scusarsi, e se la colpa risieda nella frigidità di lei, o nella mancanza di perizia di lui, oppure nel comportamento “ non spokiano”, anni prima di una delle due suocere o di entrambe. Questo dibattito non è stato ancora ben risolto nemmeno tra i sapientoni e potete scommettere che ci vorrà ancora molto tempo prima che si plachi in certe camere da letto.
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Pertanto, forse, il punto migliore dal quale cominciare con un approccio rinnovato e speculativo, sarebbe quello lontano il più possibile dall’ego umano: tra gli animali.
La tesi attuale concernente le femmine subumane è che esse non provino alcunché di corrispondente all’orgasmo quale noi lo conosciamo. Ci si è richiamati a due ragioni principali per convalidarla, e due spiegazioni vengono date della ragione per cui la moglie dell’homo sapiens si diede la pena di introdurre il meccanismo dell’orgasmo per la prima volta sulla terra.
La prima ragione per cui di ritiene che gli animali non lo provino è la seguente: il meccanismo nelle donne è così deplorevolmente difettoso da far ritenere che debba trattarsi di un’innovazione recente, la quale non ha avuto il tempo di perfezionarsi mediante i processi della selezione naturale.
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La seconda argomentazione si basa sul fatto che in genere la femmina quadrupede dopo la copula si allontana come se niente fosse accaduto, lasciando così capire con chiarezza che il sapore e l’aroma e le bellezze cromatiche e tutti gli altri vantaggi della faccenda sono un libro chiuso per essa.
Le pretese ragioni dell’improvvisa comparsa del fenomeno nella nostra specie sono:
a) La nostra vecchia conoscenza, il fatto cioè che il compagno della femmina era diventato un Potente Cacciatore e doveva cementare il legame di coppia rendendo il sesso più sexy. Alla femmina, in quanto moglie del cacciatore, occorreva dare pertanto una nuova “ricompensa di comportamento” affinché fosse sempre disponibile per lui, in qualsiasi momento gli capitasse di tornare alla base. L’orgasmo è la ricompensa di comportamento.
b) La ragione b è ancora più ingegnosa. Si sostiene che quando la femmina divenne bipede la sua fecondità venne posta in pericolo dalla nuova angolazione della vagina, che avrebbe consentito al seme di scorrere via e di andare perduto se ella si fosse subito alzata e allontanata. Per conseguenza doveva essere temporaneamente immobilizzata da questa tremenda e travolgente esperienza, la quale sarebbe servita a mantenerla orizzontale fino a quando gli spermatozoi non fossero arrivati dove dovevano arrivare, dopodiché ella avrebbe potuto rialzarsi.
Non sono realmente persuasa da alcuna di queste tesi.
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Queste cose emergono in una specie soltanto se contribuiscono in qualche modo alla sopravvivenza della popolazione. Se questo meccanismo aveva lo scopo di favorire la fecondità umana, ….. allora si rimane molto perplessi rilevando come quando le femmine sono giovani, timide e feconde il meccanismo stesso si trovi nella sua fase più debole
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In breve, l’ orgasmo comincerebbe appena ad emergere, o continuerebbe ad emergere se le donne le quali lo provano fossero più feconde di quelle che non lo hanno provato. E nulla fa pensare che tale sia la situazione adesso, o lo sia mai stata.
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Vi sono obiezioni anche contro il concetto secondo cui una ricompensa di comportamento venne offerta soltanto a una specie per far sì che le donne rimanessero fedeli ai mariti cacciatori e fossero sempre disponibili in ogni momento. La fedeltà, in ogni caso, difficilmente verrebbe facilitata dall’ orgasmo: se la ricompensa era davvero così tentatrice, poteva essere goduta ancor più di frequente grazie all’ infedeltà.
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Infine c’è la teoria dell’ orgasmo femminile come mezzo per mantenere una donna supina allo scopo di accelerare i piccoli spermatozoi lungo il loro cammino. Non sono disposta ad accettarla. Dubito che la durata della stanchezza postcoitale sia significativamente maggiore nelle donne che negli uomini. Senza dubbio quasi tutte le donne, in pratica, rimangono distese per qualche tempo, ma d’altro canto, nella nostra civiltà, v’è una spiccata tendenza a dedicarsi al sesso a letto, il più delle volte al termine della giornata e comunque in un momento e in un luogo in cui le interruzioni sono improbabili. Nulla induce la donna a saltar su e a dire: “E’ stato bellissimo, ma ora devo scappare “. Sono disposta a scommettere, però, che per quanto superba possa essere stata la prestazione del suo compagno, qualora ella sentisse a un tratto odor di bruciato e si rendesse conto di aver lasciato il ferro da stiro elettrico inserito da mezz’ora a quella parte, lui potrebbe constatare come l’orgasmo, in quanto garanzia di orizzontalità, non funzioni nemmeno oggi. E tra i nostri antenati diurni, nella vivida luce della savana, ove si sostiene che il processo abbia avuto inizio, e con l’intera tribù di scimmie attiva intorno alla femmina, non credo che quest’ultima sarebbe rimasta supina per più di qualche secondo. Se, dunque, togliessimo di mezzo tutte queste supposizioni e cominciassimo dall’inizio con un’ipotesi davvero audace? Se scartassimo subito il concetto androcentrico che vede un mondo nel quale gli animali maschi sono creati con necessità e appetiti sessuali il cui soddisfacimento è accompagnato dal piacere sessuale, mentre gli animali di sesso femminile sono creati per soddisfare le necessità dei maschi, facilitarne i piaceri e partorirne la prole? Tentiamo di immaginare un tipo di universo più democratico, ove la natura, o Dio, o l’evoluzione, o quello che voi volete, si occupino delle cose un po’ più imparzialmente, invece di considerare le femmine cittadini di second’ordine. Il problema era molto semplice: come indurre l’animale A e l’animale B ad unirsi ai fini della procreazione. Anche la soluzione sembrerebbe semplice: fare in modo che unendosi godano. Quale concepibile scopo evolutivo si sarebbe servito applicando questa soluzione soltanto a mezzo, rendendo l’animale A desideroso e avido di piacere ricompensandolo con sensazioni piacevoli, e lasciando l’animale B semplicemente mite e sottomesso e programmato in modo da subire la cosa? Ogni prova indiziaria di cui disponiamo per quanto concerne il comportamento degli animali porta alla conclusione che l’impulso sessuale è reciproco ……
Gli individui non si nutrono perché hanno bisogno di cibo per sopravvivere, né praticano i rapporti sessuali perché la copula è essenziale ai fini della conservazione della specie. Né una madre umana tiene tra le braccia e coccola il bambino perché se privato delle cure egli morirebbe. Mangiamo, copuliamo e, se siamo madri, badiamo ai nostri figli perché queste attività sono piacevoli.
È possibile in teoria, naturalmente, considerare il sesso non come un legame sociale di collaborazione, ma piuttosto come una forma specializzata, non letale, di rapina, e far rilevare che quando un gatto divora un topo, finché il gatto ne gode, non è necessario che la cosa sia piacevole anche per il topo.
Invero, a giudicare dalla loro terminologia, il parallelo della preda ossessiona la mente degli uomini con una curiosa perseveranza. In quasi tutte le lingue esiste una qualche variante della metafora che considera l’ uomo a caccia della donna come un lupo, e la donna stessa come qualcosa di edibile, un babà al rum, una pollastrella o una pesca. Nel mondo animale, invece, l’analogia non regge neppure per un momento.
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Umanità a parte, dunque, prima che qualsiasi approccio sessuale possa riuscire, la femmina deve essere una compagna ben disposta. In numerose specie esistono indizi del fatto che essa è ancor più disposta del maschio.
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Per cui l’interrogativo del quale dovremmo occuparci non è: come e perché nella specie umana venne determinarsi questo meccanismo femminile spaventosamente complicato e misterioso? Ma piuttosto: come poté, in nome del Cielo, la specie umana perdere, smarrire e/o in genere rovinare un procedimento così semplice e chiaro?
Anzitutto cerchiamo di farci un’idea più chiara di quello che è il processo e di sapere che cosa lo innesca. Sarebbe utile a questo punto dimenticare completamente Kinsey e Masters e Johnson nonché le bellezze cromatiche e tutti i ricami umani, e tenere presente con fermezza l’immagine, diciamo, di un gatto o una scimmia rhesus. Ritti sui quattro arti.
La soluzione allora è semplice. A innescare il processo è una breve ma vigorosa applicazione di un rapido e ritmico attrito. Non occorre altro.
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Un altro solo punto dobbiamo rilevare qui, che in molti primati e altri quadrupedi la pressione viene esercitata non soltanto da tergo, ma anche dall’alto verso il basso, per cui si applica alla parete ventrale della vagina.
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Se sin qui ci troviamo nel giusto, siamo adesso in una posizione salda per arbitrare uno dei classici scismi tra gli esperti del sesso, vale a dire se la chiave archetipa del soddisfacimento sessuale femminile sia incentrata nella vagina o nel clitoride.
(la Morgan rileva come il clitoride appaia decisamente sessualmente irrilevante nella maggior parte dei quadrupedi)
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Supponiamo allora che nella gatta, nella scimmia rhesus, e in quasi tutti gli altri quadrupedi molto in alto nella scala dell’evoluzione, l’innesco della consumazione dell’esperienza sessuale risieda nei tessuti muscolari situati subito al di sotto (vale a dire sul lato ventrale) della vagina orizzontale. Un attrito vigoroso sulla parete inferiore o ventrale, ecco quello che occorre, ed ecco ciò che il maschio è programmato per applicare. Come ogni altro esempio di meccanismo di comportamento assai evoluto, la cosa funziona mirabilmente ogni volta… purché la femmina rimanga ritta nel modo giusto.
Per quanto concerne le nostre antenate, fu questa la situazione ironica. Allorché il maschio fece voltare la femmina, essa non soltanto si spaventò e si sentì a disagio, ma venne defraudata della propria ricompensa di comportamento. Per quanto il maschio si applicasse con lascivia, egli non esercitava più l’attrito sulla superficie ventrale della parete vaginale, ma sulla superficie dorsale; e quest’ultima non possedeva alcun hinterland dietro di sé, di tessuto muscolare particolarmente sensibilizzato. Dietro la vagina si trovavano soprattutto vertebre caudali. Dal punto di vista della femmina l’intera esercitazione era una perdita netta. Naturalmente, la scimmia antropomorfa non aveva la più pallida idea di che cosa non funzionasse. A quanto sembrava al maschio, tutte le femmine della sua specie erano diventate stizzose e completamente frigide in un intervallo di tempo sorprendentemente breve, e senza nessuna ragione al mondo.
Una conseguenza quasi inevitabile fu che l’estro nella scimmia acquatica cominciò a cessare. Si tratto di un’evoluzione positiva. Sarebbe stato del tutto inutile mantenere un culmine periodico di intensità per quanto concerneva un desiderio che non veniva soddisfatto. Probabilmente, vi fu un periodo in cui le femmine nelle quali il ciclo si manifestava meno intensamente divennero meno insopportabili o meno distolte, da una lussuria impossibile a soddisfarsi, dalle cure necessarie ai piccoli; in questo modo la selezione naturale avrebbe fatto si che la loro progenie prosperasse e che l’estro periodico cessasse in ultimo di far parte della nostra dotazione genetica.
Potreste immaginare che anche la capacità di raggiungere l’orgasmo dovesse venir meno nelle femmine, ma l’evoluzione non agisce necessariamente in questo modo. Lamarck invece lo riteneva, pensava che ogni dotazione biologica la quale non venisse utilizzata da una determinata specie tendesse a scomparire. Oggi, però, gli scienziati credono che la sola mancata utilizzazione non sia sufficiente a causare ciò, e che le modifiche si determinino soltanto se ne deriva per la specie qualche vantaggio di adattamento.
Dall’eliminazione della capacità dell’orgasmo non sarebbe derivato nessun particolare vantaggio né per le femmine né per la popolazione come un tutto e pertanto essa continuò ad esistere ed esiste ancor oggi, sebbene, per quanto concerne la sua funzione di ricompensa di comportamento, possa restare latente, senza dubbio in singoli individui, e forse in intere comunità, per lunghi periodi di tempo.
E’ molto dubbio se possa mai essere stata universalmente latente quanto potrebbero far pensare i documenti scritti prestopesiani. Se il meccanismo è quale l’ho prospettato, riesce assai difficile capire perché l’orgasmo si verifichi più spesso nelle donne sposate da molto tempo. Nei matrimoni avvenuti di recente, il maschio raggiunge quasi subito l’orgasmo, ed è improbabile che possa innescare una qualsiasi reazione, ma dopo alcuni anni, anche nei matrimoni vittoriani, nei quali ci si aspettava che non accadesse un bel niente, l’orgasmo si verificava con ogni probabilità molto spesso.
Man mano che le reazioni dell’uomo diventavano più lente e che la sua attività si protraeva, l’eccitazione della moglie diveniva più acuta. L’uomo non riusciva mai a trovare l’angolazione perfettamente giusta (nessuno riuscirà mai più a trovare l’angolazione esatta), ma un attrito prolungato, parallelo alla superficie ventrale della vagina non può in ultimo non avere lo stesso effetto di un attrito breve ed energico angolato rispetto ad essa. Se torniamo al bambino con la varicella (sono dolente di dover ricorrere a un’analogia così poco poetica, ma la poesia entrò a far parte della faccenda soltanto molto tempo dopo), qualora la pustolina pruda in modo tormentoso e gli sia stato proibito di grattarsela ben bene e a fondo, e un leggero massaggio non giovi a nulla, egli scoprirà in ultimo che strofinandosi il punto con il palmo della mano avanti e indietro rapidamente per parecchio tempo ci si può procurare un sollievo, pur non premendo affatto a fondo.
Dio solo sa che cosa ritenessero fosse avvenuto quei vittoriani. Naturalmente non lo avrebbero mai detto a nessuno, ma molti matrimoni sul punto di fallire dovettero essere “tirati su” da una inaspettata iniezione nel braccio destro proprio quando ogni magia sembrava scomparsa. Dopo che la faccenda era accaduta una volta, si ripeteva con crescente frequenza, perché la donna cominciava a capire in qual modo poteva favorirla. Questo è quanto si intende denominando l’orgasmo vaginale “una reazione appresa”.
La cosa spiega inoltre alcuni fenomeni che i signori romanzieri descrivono con tanti affettuosi particolari, e così tristemente fraintendendo. Quando uno di questi giovanotti si addentra nella descrizione grafica di una scena nella camera da letto tende a presumere che la pressione frenetica esercitata verso il basso dall’eroina alla base della spina dorsale dell’eroe significhi: “non te ne andare, non lasciarmi mai”. In effetti significa: “sono convinta nel mio subconscio che, se tu potessi abbassare il fulcro un paio di centimetri circa più giù, ciò eleverebbe il glande verso quel punto deve farebbe un po’ più bene”.
Quando descrive l’involontario inarcarsi della spina dorsale della bionda, lo scrittore lo interpreta così: “oddio, sono agli estremi, sto morendo d’estasi. Questa è la mia reazione pressoché simile a quella della stricnina, il risus sardonicus, la contrazione spinale”. In realtà per quanto a livello sotterraneo l’inarcarsi significa: “ah, beh, se non puoi modificare l’angolo del pistone, tocca a me, presumo, modificare l’angolo del cilindro”.
E’ giunto ora il momento di tornare a quegli esponenti della scuola clitoridea i quali, nel frattempo, hanno camminato avanti e indietro irritati e spazientiti. Perché essi sanno che il loro sistema funziona. Non voglio negarlo; voglio soltanto osservare che si tratta di un surrogato. La clitoride era un organo residuo, un omologo del pene, e non aveva alcuna funzione più di quante ne avessero i capezzoli nel maschio. Al pari di essi, esiste originariamente soltanto perché lo stampo embriologico fondamentale è ambivalente e si accinge anzitutto a dar luogo a un essere umano puro e semplice prima di occuparsi dei particolari quali lo stabilire se il modello debba essere un maschio o una femmina; sempre come i capezzoli del maschio, era un organo ricco di terminazioni nervose perché nel modello alternativo esse sarebbero state necessarie.
Tuttavia, quando il meccanismo sessuale normale cominciò a non funzionare a dovere, la clitoride era presente, e cominciò a servire alla scopo.
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Così dunque accadde che la scimmia nuda venne a trovarsi di fronte a una situazione unica e innaturale, una situazione nella quale quasi tutte le motivazioni e quasi tutte le ricompense dell’attività sessuale erano riservate a una sola delle due parti in causa: al maschio.
L’estro non tornò mai nella femmina dell’Homo sapiens. In qualche punto, negli strati molto profondi della sua consapevolezza, esiste la convinzione celata in profondità che vi sia qualcosa di affettato e di falso nel comportamento delle donne, e che, se esse non fossero così maledettamente ipocrite al riguardo, giungerebbero momenti per ognuna di loro (diciamo una settimana su quattro) nei quali correrebbero per le strade ammettendo allegramente di avere una voglia matta della cosa, sollecitando il sesso con tutti i passanti, come una giovane scimmia urlatrice, e inseguendo le loro prede fino al tramontar del sole e fino a quando gli uomini non si fossero acquattati esausti in segreti nascondigli maschili.
Per l’Homo sapiens, noi non ci comportiamo più in questo modo. Non costituiamo più per lui quella sfida che in origine eravamo state progettate per essere. Gli diamo la caccia cercando amore, compagnia, eccitazione, curiosità, sicurezza, una casa e una famiglia, prestigio, una via di scampo, o la felicità di essere tenute tra le sue braccia. Ma rimane ancora uno squilibrio fondamentale tra l’urgere della sua lussuria e la nostra, per cui quando si arriva al nocciolo, la prostituta è sempre in vendita sul mercato.
Io ritengo che questo squilibrio non si trovasse nello stampo originale dei primati. E’ una cicatrice rimasta insieme a molte altre, per ricordarci il “battesimo salutare” che ci consentì di sopravvivere nel pliocene.
La colpa non è dell’uomo. E dio sa che non è neppure della donna, ma può darsi che dobbiamo aspettare un altro paio di milioni di anni prima che le ultime braci di questo risentimento sotterraneo cessino finalmente di bruciare adagio.