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Beh, ormai siamo arrivati a metà del libro, questo e il precedente sono due capitoli estremamente interessanti…

Elaine Morgan L’origine della donna Cap 6 Amore

(Quella che segue è una sintesi del capitolo, i puntini indicano testo mancante, il corsivo sono mie aggiunte)

Quella cui si trovarono di fronte i nostri antenati dopo essere stati spinti, da cambiamenti morfologici acquatici e bipedi al sesso ventrale, fu davvero un’emergenza biologica di dimensioni traumatiche.

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Sotto un determinato aspetto la situazione critica delle scimmie nude era ancor peggiore poiché esse erano state condizionate ad aspettarsi che il sesso fosse un’esperienza consolante non già soltanto da pochi mesi di condizionamento individuale, ma da milioni di anni di evoluzione. Ora la femmina constatava che i suoi adescamenti non conducevano ad una reazione ben compresa e soddisfacente, ma ad una reazione allarmante, priva di ricompensa. Il maschio constatava che l’affettuoso gradimento con il quale erano sempre state accolte le sue attenzioni non esisteva più.

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Sotto un altro aspetto, però l’ominide maschio se la passava molto meglio del gatto nevrotico, perché era più grosso e più forte della femmina, e la posizione supina è particolarmente indifesa, per cui il più delle volte esso riusciva in effetti a ottenere la consueta ricompensa, anche se ad essa si accompagnava una folata d’aria gelida. Dobbiamo essere grati del fatto che fosse così altrimenti nessuno di noi sarebbe qui oggi.

Potete domandarvi perché un disadattamento biologico in apparenza semplice e di trascurabile importanza non si corresse nel corso di alcune migliaia di generazioni. In fin dei conti, sino a questo momento abbiamo parlato con molta noncuranza, come sono abituati a fare gli studiosi dell’evoluzione, dei cambiamenti morfologici più stupefacenti della struttura del primate, quasi che un numero illimitato di varianti della forma, delle dimensioni e della disposizione degli organi fossero disponibili e ottenibili mediante qualche catalogo celeste di vendite per corrispondenza.

“Caro signore

Restituisco la pelliccia in quanto, tutto sommato, non so che farmene;  vogliate cortesemente sostituirla con un paio di lobi d’orecchie e con sei chilogrammi di grasso sottocutaneo. I muscoli corrugatori  sono arrivati in condizioni perfette e mi soddisfano, ma tanto il cervello quanto il pene sono di tre misure troppo piccole per le mie attuali necessità, e vi prego quindi di cambiarli. Potrebbe anche farmi comodo un naso, se ce ne sono in magazzino.

Con i migliori saluti, vostra scimmia.”

Come sappiamo, tutte queste richieste vennero in ultimo soddisfatte. Sembra un po’ strano che la consorte della scimmia maschio non abbia accluso nella stessa busta una breve petizione: “P.S. Di recente mio marito ha cambiato abitudini ed io constato di avere adesso dalla parte sbagliata il tratto sensibile della vagina. Non disponete per caso di un nuovo modello? Ringraziandovi sin d’ora..”

Se lo avesse fatto, non per la prima volta le sarebbe pervenuta una risposta vaga. Era fisicamente un po’ più complessa dei suoi fratelli e gran parte dei suoi organi non erano molto adatti al nuovo modo di vivere. Durante la gravidanza ad esempio, i muscoli che sostenevano il peso del feto erano sospesi tutti alla spina dorsale, il che andava benissimo  per un quadrupede, ma quando essa cominciò a camminare in posizione eretta, tutto scivolò giù, come una corda per stendere il bucato sollevata ad una estremità. La femmina avrebbe tratto vantaggi da una disposizione completamente nuova, con i muscoli inseriti invece sulle ossa delle spalle, ma, sebbene si lagnasse sporadicamente di mal di schiena e prolassi e vene varicose e altri disturbi femminili, in ultima analisi nulla venne mai fatto a riguardo.

In effetti, tutte le modificazioni dell’evoluzione sottostanno a due regole principali. Secondo una di tali regole, i cambiamenti non hanno luogo perché rendono l’esistenza più facile all’individuo, ma perché aiutano l’intera popolazione a sopravvivere.

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La seconda regola vuole che cambiamenti improvvisi del piano originario fondamentale non abbiano mai luogo. I cambiamenti sono quantitativi. I peli del nostro corpo, ad esempio, non sono mai realmente scomparsi; si sono semplicemente limitati a diventare sempre più esigui.

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Così, aspettarsi che l’innesco a contatto profondo della reazione sessuale della femmina di un primate venisse trasferito in un rapporto spaziale del tutto diverso con il resto dei suoi organi, sarebbe stato come aspettarsi che la bocca di lei salisse portandosi sulla fronte.

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Così la coppia di scimmie antropomorfe rimase bloccata in questa situazione insoddisfacente. Nei primi pochi millenni non vi sarebbe stato alcun pericolo per la sopravvivenza della specie. In tale stadio, la femmina avrebbe continuato ad avere l’estro con regolarità, e probabilmente per un lungo periodo, per quanto spesso potesse rimanere delusa, avrebbe continuato a invitare il maschio, in quanto non conosceva alcun altro modo di reagire all’impulso dell’estro.

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(il deteriorarsi di questo meccanismo ha comunque alla fine determinato la comparsa di alcuni problemi, la Morgan mette in evidenza come per la specie umana sia insorta una sorprendente “incertezza di scopo” per quanto riguarda lo stimolo sessuale maschile)

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Non soltanto esistono ampie variazioni, sia personali sia sociali, in quelli attributi femminili che attraggono il maschio, ma vi sono anche considerevoli deviazioni dell’impulso sessuale, dal suo oggetto biologico verso oggetti inappropriati appartenenti allo stesso sesso, capi di vestiario, riti o condizioni particolari, oggetti inanimati che, per lo sfortunato individuo anormale in questo senso, sono coattivamente attraenti quanto lo è la femmina normale per la maggior parte degli uomini. La grande maggioranza di queste deviazioni si manifesta nei maschi.

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Il sesso nel mammifero maschio è la reazione ad uno stimolo, in questo caso lo stimolo viene dalla femmina. Io credo che anche in questo caso l’incertezza di scopo nell’homo sapiens si instaurò quando lo stimolo appropriato mancò di pervenire. Ma questa volta il venir meno non influenzò soltanto gli individui, divenne endemico nell’intera specie. Si trattò del venir meno dell’estro.

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(La Morgan portando vari esempi dal regno animale mette in evidenza come spesso il sopraggiungere dell’estro ha un effetto imponente nel comportamento e spesso anche nel fisico delle femmine e che quest’ultime sono estremamente attive nel cercare  il contato con il maschio)

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Abbiamo dunque un fenomeno biologico che tocca le femmine di un gran numero di specie di mammiferi mediante qualche sorta di orologio ormonale e che da luogo all’emissione di un segnale, probabilmente olfattivo, il quale desta appetito sessuale nel maschio. È questo l’iniziatore del sesso, lo stimolo per reagire al quale la sessualità maschile è stata predisposta. E la specie homo sapiens ne è stata privata.

Non è certo il caso di stupirsi se alcuni uomini danno prova di una incertezza di scopo e diventano omosessuali, o si fissano sulla biancheria delle signore o sull’odore della gomma o su qualche altra non pertinenza del genere. Quando l’emergenza biologica divenne acuta, e il fato malevolo condannò gli uomini  a vivere con femmine totalmente e definitivamente prive dell’estro, la cosa davvero strana è che esse conservarono una sufficiente stabilità di scopo per consentire la perpetuazione della razza. Nel caso di molte creature meno progredite, la cessazione dell’estro avrebbe implicato automaticamente l’estinzione della specie.

Fortunatamente le nostre antenate erano primati, e nei primati superiori la copula è divenuta in crescente misura un’attività appresa. Anche quando lo stimolo specifico le venne a mancare, la scimmia nuda seppe come doveva regolarsi.

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Una cosa da tenere presente è che mentre i suoi rapporti sessuali in quel periodo si accompagnavano necessariamente a una certa violenza, contenevano, ciò nonostante, ben poca ostilità. Non è sempre facile per chi viene percosso rendersi conto che le percosse possono essere inflitte senza astio. Forse il miglior modo di capire il punto di vista del maschio consisterebbe nel fare un parallelo femminile. Pensate al momento in cui doveste avvicinarvi al bambino che piangeva con un cucchiaio di preziosa pozione antibiotica. Gli dicevate, essenzialmente, quello che la scimmia acquatica avrebbe voluto dire alla sua compagna.

“Su avanti tesoro, apri come si deve, lo sai che devi farlo, è per il tuo bene. No, non è disgustoso, ti assicuro che ti piacerebbe se soltanto provassi ad assaggiarlo. Senti, FINISCILA, o me lo farai versare. Tesoruccio? Per piacere? Oh per l’amor di Dio, piantala con tutto questo baccano! È inutile lo sai, quindi tanto vale che tu la smetta!” E in ultimo, specie se siete giovani e impazienti, inchiodate la braccia del bambino e ricorrete a provvedimenti energici che lo lasciano deluso, rosso in faccia come una barbabietola e isterico di rabbia perché vorrebbe rigurgitare sul bavaglino la cosa disgustosa e non può.

Il nostro ominide si trovava di fronte ad una difficoltà essenzialmente analoga, soltanto era spronato da una forza meno razionale della profilassi e le sua antagonista era appena di qualche chilogrammo più leggera di lui. E munita di denti, per di più.

Al termine di uno scontro del genere tra madre e bambino, ogni donna ragionevole giura che non ripeterà più l’esperienza. Deve esserci un modo per far gradire al piccolo la medicina, o almeno tollerarla, o almeno non accorgersi  di quanto sta accadendo finché non sia troppo tardi. Può non riuscire mai a trovare un sistema assolutamente sicuro, ma seguita a tentare. E la scimmia nuda deve essersi certamente comportata allo stesso modo. Le sarebbe stato molto difficile trovare una via d’uscita se il sesso fosse stato l’unico ( o anche soltanto il principale) legame che assicurava coesione nella comunità dei primati.

Fortunatamente non era affatto così. Nel caso di quasi tutti i primati superiori, i legami duraturi non hanno niente a che vedere con la copula. Esiste un’intera e complessa rete di rapporti sociali, tutti più permanenti e duraturi del sesso. V’è, anzitutto, la coesione che tiene insieme l’intero branco, analoga all’istinto dal quale vengono mantenuti uniti sciami d’api, branchi di oche, gruppi di cervi, colonie di topi e gruppi di balene.

Poi v’è il legame tra madre e piccolo, che nelle scimmie può protrarsi fino all’adolescenza. Esiste il legame maschile, a proposito del quale Lionel Tiger disserta con tanta eloquenza, che unisce i maschi in coorti.

V’è il legame femminile, che lo stesso autore si rifiuta di degnare del termine di “legame”, ma che induce le femmine a restare unite in loro assemblee. V’è il legame coevo, il quale fa sì che i giovani restino insieme per giocare e fare esperimenti. Ed esiste lo specifico legame dell’ amicizia; esso (tra le scimmie e le scimmie antropomorfe, così come tra gli esseri umani) fa sì che due individui ricerchino assiduamente la reciproca compagnia, quasi ne derivassero piacere.

Nella maggior parte dei casi, questi legami tendono a ridurre il timore e l’ostilità e inducono la fiducia e la distensione reciproche. Inoltre, nella maggior parte dei casi, hanno tutti i loro segnali, i loro gesti e le loro ricompense che li cementano.

Sicché, quello che il maschio fece per ridurre il timore e inspirare fiducia alla compagna consistette nell’attingere a segnali del genere presi in prestito da altri e meno turbati rapporti, incorporandoli nel repertorio sessuale. Esso stava dicendo, in effetti : “ Senti, va tutto bene. Io sto dalla sua parte. Pensa a me come a un tuo camerata … come il tuo piccolo … come tua sorella … come il tuo genitore … come il tuo amico”. Esaminiamo alcuni esempi concreti.

Incominciando dal legame tra madre e piccolo, esso riveste ovviamente un’ importanza vitale in tutti gli animali la cui progenie è indifesa al momento della nascita, e pertanto viene rafforzato da una salda struttura di modalità di comportamento e di reciproche ricompense psicologiche.

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Io credo che quasi tutte le donne traggano piacere da questo processo sebbene in vari momenti, mediante il lavaggio del cervello, siano state indotte a ritenere a) che esso è primitivo e bovino, oppure b) che si tratta di un dovere sacro nei confronti del bambino, per cui il suo venir meno può mettere in pericolo la salute del piccolo e il rapporto madre figlio, o ancora c) che trattarsi di un ostacolo frapposto all’ “unità familiare”, perché se il padre vuole condurre la madre fuori a cena con il suo principale mentre il piccolo deve ancora fare una poppata alle dieci, ciò mette in pericolo il matrimonio. Anche uno solo di questi miti può compromettere quello che è un puro piacere animale; e alcune donne riescono a credere a tutti e tre i miti contemporaneamente.

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Il principale legame di comportamento che cementa l’ amicizia (e trattasi di un’ attività più comune tra le femmine che tra qualsiasi altra coppia) è il reciproco ripulirsi. E’ un processo utile, sembra che includa la disinfestazione, e inoltre ogni ferita o lacerazione individuata viene accuratamente ripulita dalla sporcizia, ma soprattutto è un processo godibile. La scimmia lo invita avvicinandosi a una sua simile e presentandole la parte posteriore del collo o qualsiasi altro punto sul quale voglia richiamare la sua attenzione, così come il vostro cane può sollecitare le carezze ficcandovi il naso sotto le mano e sforzandosi, con un paio di scuotimenti energetici di farsela finire sulla testa. I gruppi giovanili cementano i loro rapporti con l’allegria, l’esuberanza e i giochi sfrenati in genere, nello stesso stato d’animo che gli esseri umani esprimono ridendo.

Esistono innumerevoli altre modalità di contatti fisici, tra i primati, che esprimono in generale amicizia e buona volontà. Abbracciarsi è manifestazione assai comune, impiegata con entusiasmo da numerose specie.

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La cosa da tener presente è che tra i primati sub umani nessuno di questi gesti ha il benché minimo rapporto con il sesso. I gesti e i riti della copula sono del tutto distinti e stereotipati. Ma sembra del tutto chiaro che l’ominide ancestrale fece del suo meglio per incorporarne il maggior numero possibile nel tentativo di rendere la copula un rapporto di nuovo amichevole e pacifico. Oggi le premesse nel rapporto sessuale possono passare attraverso l’intera gamma. Il maschio abbraccia e bacia la femmina, come fanno i primati con i loro amici. Le offre doni, spesso consistenti in cibo (cioccolatini e così via) come fanno i primati con i loro piccoli. Cerca di divertirla e farla ridere, come i primati con i loro compagni di giochi. Man a mano che il rapporto diventa più intimo, le accarezza i seni e le stimola i capezzoli, come un piccolo primate quando succhia il latte. Se ha letto manuali sui giochi amorosi, può tentare una piccola manipolazione spinale. Da colpetti affettuosi alla femmina, l’accarezza e le liscia i capelli, il massimo cui possa avvicinarsi al comportamento delle pulizie reciproche. La tiene stretta in un abbraccio protettivo, come fa il primate con il piccolo. Essa senza alcun dubbio trae piacere da quasi tutte o tutte queste attività, e reagisce. E l’androcentrismo del maschio è così insondabilmente profondo da indurlo al convincimento totale che la femmina sia fatta come è all’esclusivo e semplice scopo di rendergliela sessualmente desiderabile, e sessualmente accessibile. Ogni volta che individua un punto sensibile della sua anatomia, lo denomina “zona erogena”, come se fosse evoluto per un unico scopo, vale a dire l’eros. Ciò è ragionevolmente press’a poco come il denominare zone erogene i capezzoli e il mento della gatta, sebbene nessun gatto maschio che rispetti se stesso presti mai ad essi la benché minima attenzione, e nemmeno ne abbia bisogno. In effetti esistono due sole zone letteralmente e specificamente erogene nella specie umana (o, in vero, in ogni altro mammifero) l’una è il pene e l’altra è la vagina. Tutte le rimanenti furono progettate per altri scopi e sono state soltanto sfruttate sessualmente nel genere umano perché esisteva una disfunzione nell’apparato normale. Tutti questi nuovi approcci di corteggiamento e altri ancora sono descritti nella “Scimmia nuda” (il libro di Desmond Morris) e collocati sotto l’intestazione: “rendere il sesso più sexy”. A me sembra che abbiano tutti lo stampo di una tendenza molto decisa nella direzione opposta, nella campagna per rendere il sesso meno specificamente copulativo e per incorporare in esso tutti i diversi elementi sociali coesivi che sempre avevano fatto comportare i primati come se si volessero vicendevolmente un gran bene. Non credo che il maschio stesse rendendo il sesso più sexy, e sono quasi certa che anche la femmina ominide non lo credesse. A suo modo di vedere, quello che il maschio faceva era l’amore.

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Vi fu probabilmente un periodo nel quale l’orgasmo femminile era del tutto assente, perché la copula era breve (il primate medio penetra e estrae in otto secondi netti) e la durata della vita troppo corta per lasciar intravedere la speranza di una incidentale riscoperta dell’orgasmo; e l’estro, se proprio non era scomparso del tutto, stava scomparendo. L’intera ricompensa di comportamento della femmina in quel periodo non consisteva in un qualsiasi sollievo locale, ma nel caldo, diffuso e generalizzato piacere di accarezzare e cullare, nella sicurezza e nella felicità, nonché nel desiderio di piacere, tutto ciò generato dalle nuove tattiche del frustrato ominide che incorporavano gli elementi dell’appoggio dei genitori, della supplica infantile, e della benevolenza cameratesca. Questo essa poteva aspettarsi dal sesso. Questo fu il nuovo innesco della ricettività sessuale.

E questo continua ad essere la maggior parte di ciò che possono aspettarsi  dal sesso le sue discendenti. L’homo sapiens odierno può sgobbare sui manuali sessuali fino all’alba; può avere l’impressione che, in quest’era tecnologica, un dito su un capezzolo debba dare risultati certi quanto un dito sull’interruttore della luce e che, se ciò non accade, deve essergli toccato un modello difettoso; può impiegare anni perfezionando la sua tecnica, ma è probabile che prima o poi la femmina confonda l’intera e così chiara situazione con qualche domanda non pertinente, sul genere di :”Ma tu mi ami davvero?”

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Quando una donna desidera essere coccolata e niente di più, il suo messaggio può essere e viene spesso frainteso dal marito. Essa separa il desiderio di essere abbracciata dal desiderio di un’attività sessuale, è molto meno probabile che il marito faccia questo. Se ne consegue un’attività sessuale, la donna può sentirsi sopraffatta, se non ne consegue un’attività sessuale, il marito può pensare che lei lo abbia eccitato soltanto per respingerlo e farsi beffe di lui.

Ciò che questo tipo di donna vuole principalmente ricavare dal contatto fisico, dice il dottor Hollander, è un senso di sicurezza, di consolazione, di contentezza, e “il convincimento di essere amata”. Alcune pubblicazioni citarono le scoperte di Hollander con un’aria di blando stupore, come se egli avesse appena sollevato un sasso e posto allo scoperto una capricciosa minoranza di devianti sessuali femminili. Un giorno qualche studioso di statistica svolgerà un’inchiesta domandando alle donne in generale quale importanza relativa esse attribuiscano a) all’orgasmo, e b) al convincimento di essere amate, e domandando inoltre, nell’eventualità in cui non potessero avere entrambe le cose, a quale preferirebbero rinunciare. (Credereste alle affermazioni di una minoranza deviante del 90 per cento?)

L’amore come concomitante di rapporti sessuali non è una recente invenzione romantica. Aveva già incominciato ad alzare la testa, come Venere Anadiomene, da quelle onde del pliocene.

E non era neppure limitato alla sola femmina. Sin dall’inizio quando l’ominide l’allacciò con le braccia e la baciò, non lo fece soltanto affinché ella la smettesse di protestare. Come quando la madre abbraccia e bacia il bambino piangente, egli lo fece anche per tenerezza. Non gli piaceva vederla spaventata. E le dimostrazioni di benevolenza e di affetto, come gli annusamenti delle scimmie lanose, erano una cosa reciproca, e tendevano a destare in lui gli stessi sentimenti che destavano in lei, di affetto e di gratitudine. Inoltre, mentre il sesso del primate è una faccenda fuggevole e relativamente impersonale, gli altri legami del primate, i cui elementi venivano ora incorporati nel sesso, erano più personali e duraturi. Per entrambi, maschi e femmine, l’esperienza si stava avvicinando all’emozione che noi identifichiamo oggi come amore.

La sola differenza tra loro stava nel fatto che il maschio otteneva la sua ricompensa di comportamento anche in assenza dell’emozione, mentre per la femmina era ancor più vero di oggi che, senza quell’abbellimento, o almeno senza qualche sua sembianza rituale, l’intera faccenda sembrava singolarmente priva di scopo e insoddisfacente.

Ma ormai gli ominidi avevano superato l’emergenza più traumatica, e cominciavano a entrare in una dimensione nuova di rapporti personali. Forse vi furono addirittura momenti in cui l’ominide, se soltanto avesse conosciuto le parole, avrebbe paragonato la femmina a una giornata d’estate. Ma tutto ciò accadde molto tempo fa, prima dell’australopithecus, e la scimmia nuda continuava ad essere soltanto un animale muto.

O lo era davvero?

Anche se con un po’ di ritardo continuo come promesso la pubblicazione “a puntate” dei capitoli del libro della Morgan. il quinto tratta dell’orgasmo e in particolare della reazione sessuale femminile.

Cap. 5 – Orgasmo

(Quella che segue è una sintesi del capitolo, i puntini indicano testo mancante, il corsivo sono mie aggiunte)

A questo punto ci stiamo avvicinando a uno dei terreni più nebulosi in tutto il campo dell’evoluzione del comportamento: il problema della reazione sessuale femminile.

E’ ormai, come ebbe a dire Jane Austen a proposito di qualcosa di completamente diverso, “una realtà universalmente riconosciuta” che le donne possano provare l’orgasmo e lo provano. Ovviamente, deve esserci qualcosa di davvero peculiare in questo processo fisiologico, altrimenti non sarebbe stato necessario incominciare con un’asserzione del genere. Nessuno ritiene necessario affermare: “Al giorno d’oggi ogni biologo rispettabile ammette che le donne sbadigliano”, oppure “Non si può più negare che le donne sono capaci come gli uomini di rabbrividire”.

Sono esistite tuttavia, società ed epoche nelle quali la realtà della reazione femminile non era affatto riconosciuta universalmente. Le donne giungevano al letto nuziale sapendo poco o niente di quel che potevano aspettarsi, e venivano vagamente avvertite del fatto che l’esperienza cui stavano per andare incontro sarebbe stata ripugnante, ma doveva essere sopportata. Medici illustri pontificavano asserendo che il concetto stesso di orgasmo femminile era una fantasticheria di menti depravate, situata oltre i limiti della credibilità. Havelock Ellis cita Acton, un eminente specialista inglese di quei tempi, (gli ultimi anni del 1800) che condannò la tesi secondo la quale le donne avevano sensazioni sessuali, considerandola “una vile calunnia”.

Quei tempi naturalmente, sono tramontati, e potrete esservi fatti l’idea che ormai tutto sia stato chiarito, dubbi e confusione, e che l’intera verità sia stata resa manifesta dall’illuminismo scientifico del XX secolo. Le cose invece, oggi, non stanno proprio in questo modo. Vediamo di cominciare scrutando la nebbia e tentando di stabilire fino a qual punto sia fitta.

In primo luogo, gli studi del fenomeno dell’orgasmo femminile sono stati limitati quasi esclusivamente alla specie Homo sapiens.

Ai tempi di Kinsey, quando queste ricerche venivano condotte esclusivamente mediante domande verbali, è del tutto comprensibile che sia stato così. Non si otterrebbero risultati molto soddisfacenti avvicinando una mucca e domandandole in quale percentuale di rapporti raggiunge il culmine dell’eccitazione sessuale. Anche all’epoca di Master e Johnson, quando il metodo verbale è in vasta misura superato a favore del controllo strumentale delle reazioni fisiche, si può facilmente immaginare che potrebbe essere più difficile ottenere la collaborazione di un animale di quanto lo sia ottenerla da una coppia umana persuasa dell’importanza scientifica di quanto sta facendo. Sarebbe improbo persuadere di ciò una vacca.

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Un risultato di tale omissione o, assai probabilmente, una causa di essa, è il convincimento ampiamente diffuso che le femmine dei mammiferi inferiori agli esseri umani non provino mai l’orgasmo.

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Esamineremo più da vicino questa strana teoria. Naturalmente essa non è sostenuta dalla benché minima prova.

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Gli uomini provano qualcosa e le donne provano qualcosa, con effetti fisiologici grosso modo simili, ma se l’orgasmo femminile sia un fenomeno a sé o una debole eco di quello del suo compagno (“una reazione pseudomaschile” come afferma decisamente Desmond Morris), resta non dimostrato. (Nessuno, naturalmente, è stato così eretico da domandarsi se l’orgasmo maschile non possa essere una debole eco di quello femminile).

Le donne provano qualcosa, ma infuriano le più accese controversie per stabilire se si tratti di un qualcosa o di due qualcosa. Secondo una delle teorie esistono un orgasmo clitorideo e un orgasmo vaginale; una sottosezione di questa scuola afferma che il primo è infantile e il secondo un indizio di maturità; un’altra vociferante sezione asserisce che soltanto l’orgasmo vaginale può essere considerato reale; esperti altrettanto vociferanti protestano affermando che, lungi dall’essere il solo a contare, l’orgasmo vaginale è un puro mito.

Le donne provano qualcosa e nel corso dell’ultimo mezzo secolo hanno ammesso di provare qualcosa, sono state incoraggiate ad aspettarselo e addirittura si sono sentite dire che hanno il diritto di pretenderlo; quanto agli uomini sono stati abbondantemente istruiti sul modo di aiutare le donne a provarlo; ciò nonostante, esso può non determinarsi, dando luogo a discussioni per stabilire quale dei due partners, ammesso che tocchi all’uno o all’altro, debba scusarsi, e se la colpa risieda nella frigidità di lei, o nella mancanza di perizia di lui, oppure nel comportamento “ non spokiano”, anni prima di una delle due suocere o di entrambe. Questo dibattito non è stato ancora ben risolto nemmeno tra i sapientoni e potete scommettere che ci vorrà ancora molto tempo prima che si plachi in certe camere da letto.

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Pertanto, forse, il punto migliore dal quale cominciare con un approccio rinnovato e speculativo, sarebbe quello lontano il più possibile dall’ego umano: tra gli animali.

La tesi attuale concernente le femmine subumane è che esse non provino alcunché di corrispondente all’orgasmo quale noi lo conosciamo. Ci si è richiamati a due ragioni principali per convalidarla, e due spiegazioni vengono date della ragione per cui la moglie dell’homo sapiens si diede la pena di introdurre il meccanismo dell’orgasmo per la prima volta sulla terra.

La prima ragione per cui di ritiene che gli animali non lo provino è la seguente: il meccanismo nelle donne è così deplorevolmente difettoso da far ritenere che debba trattarsi di un’innovazione recente, la quale non ha avuto il tempo di perfezionarsi mediante i processi della selezione naturale.

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La seconda argomentazione si basa sul fatto che in genere la femmina quadrupede dopo la copula si allontana come se niente fosse accaduto, lasciando così capire con chiarezza che il sapore e l’aroma e le bellezze cromatiche e tutti gli altri  vantaggi della faccenda sono un libro chiuso per essa.

Le pretese ragioni dell’improvvisa comparsa del fenomeno nella nostra specie sono:

a)      La nostra vecchia conoscenza, il fatto cioè che il compagno della femmina era diventato un Potente Cacciatore e doveva cementare il legame di coppia rendendo il sesso più sexy. Alla femmina, in quanto moglie del cacciatore, occorreva dare pertanto una nuova “ricompensa di comportamento” affinché fosse sempre disponibile per lui, in qualsiasi momento gli capitasse di tornare alla base. L’orgasmo è la ricompensa di comportamento.

b)      La ragione b è ancora più ingegnosa. Si sostiene che quando la femmina divenne bipede la sua fecondità venne posta in pericolo dalla nuova angolazione della vagina, che avrebbe consentito al seme di scorrere via e di andare perduto se ella si fosse subito alzata e allontanata. Per conseguenza doveva essere temporaneamente immobilizzata da questa tremenda e travolgente esperienza, la quale sarebbe servita a mantenerla orizzontale fino a quando gli spermatozoi non fossero arrivati dove dovevano arrivare, dopodiché ella avrebbe potuto rialzarsi.

Non sono realmente persuasa da alcuna di queste tesi.

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Queste cose emergono in una specie soltanto se contribuiscono in qualche modo alla sopravvivenza della popolazione. Se questo meccanismo aveva lo scopo di favorire la fecondità umana, ….. allora si rimane molto perplessi rilevando come quando le femmine sono giovani, timide e feconde il meccanismo stesso si trovi nella sua fase più debole

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In breve, l’ orgasmo comincerebbe appena ad emergere, o continuerebbe ad emergere se le donne le quali lo provano fossero più feconde di quelle che non lo hanno provato. E nulla fa pensare che tale sia la situazione adesso, o lo sia mai stata.

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Vi sono obiezioni anche contro il concetto secondo cui una ricompensa di comportamento venne offerta soltanto a una specie per far sì che le donne rimanessero fedeli ai mariti cacciatori e fossero sempre disponibili in ogni momento. La fedeltà, in ogni caso, difficilmente verrebbe facilitata dall’ orgasmo: se la ricompensa era davvero così tentatrice, poteva essere goduta ancor più di frequente grazie all’ infedeltà.

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Infine c’è la teoria dell’ orgasmo femminile come mezzo per mantenere una donna supina allo scopo di accelerare i piccoli spermatozoi lungo il loro cammino. Non sono disposta ad accettarla. Dubito che la durata della stanchezza postcoitale sia significativamente maggiore nelle donne che negli uomini. Senza dubbio quasi tutte le donne, in pratica, rimangono distese per qualche tempo, ma d’altro canto, nella nostra civiltà, v’è una spiccata tendenza a dedicarsi al sesso a letto, il più delle volte al termine della giornata e comunque in un momento e in un luogo in cui le interruzioni sono improbabili. Nulla induce la donna a saltar su e a dire: “E’ stato bellissimo, ma ora devo scappare “. Sono disposta a scommettere, però, che per quanto superba possa essere stata la prestazione del suo compagno, qualora ella sentisse a un tratto odor di bruciato e si rendesse conto di aver lasciato il ferro da stiro elettrico inserito da mezz’ora a quella parte, lui potrebbe constatare come l’orgasmo, in quanto garanzia di orizzontalità, non funzioni nemmeno oggi. E tra i nostri antenati diurni, nella vivida luce della savana, ove si sostiene che il processo abbia avuto inizio, e con l’intera tribù di scimmie attiva intorno alla femmina, non credo che quest’ultima sarebbe rimasta supina per più di qualche secondo. Se, dunque, togliessimo di mezzo tutte queste supposizioni e cominciassimo dall’inizio con un’ipotesi davvero audace? Se scartassimo subito il concetto androcentrico che vede un mondo nel quale gli animali maschi sono creati con necessità e appetiti sessuali il cui soddisfacimento è accompagnato dal piacere sessuale, mentre gli animali di sesso femminile sono creati per soddisfare le necessità dei maschi, facilitarne i piaceri e partorirne la prole? Tentiamo di immaginare un tipo di universo più democratico, ove la natura, o Dio, o l’evoluzione, o quello che voi volete, si occupino delle cose un po’ più imparzialmente, invece di considerare le femmine cittadini di second’ordine. Il problema era molto semplice: come indurre l’animale A e l’animale B ad unirsi ai fini della procreazione. Anche la soluzione sembrerebbe semplice: fare in modo che unendosi godano. Quale concepibile scopo evolutivo si sarebbe servito applicando questa soluzione soltanto a mezzo, rendendo l’animale A desideroso e avido di piacere ricompensandolo con sensazioni piacevoli, e lasciando l’animale B semplicemente mite e sottomesso e programmato in modo da subire la cosa? Ogni prova indiziaria di cui disponiamo per quanto concerne il comportamento degli animali porta alla conclusione che l’impulso sessuale è reciproco ……

Gli individui non si nutrono perché hanno bisogno di cibo per sopravvivere, né praticano i rapporti sessuali perché la copula è essenziale ai fini della conservazione della specie. Né una madre umana tiene tra le braccia e coccola il bambino perché se privato delle cure egli morirebbe. Mangiamo, copuliamo e, se siamo madri, badiamo ai nostri figli perché queste attività sono piacevoli.

È possibile in teoria, naturalmente, considerare il sesso non come un legame sociale di collaborazione, ma piuttosto come una forma specializzata, non letale, di rapina, e far rilevare che quando un gatto divora un topo, finché il gatto ne gode, non è necessario che la cosa sia piacevole anche per il topo.

Invero, a giudicare dalla loro terminologia, il parallelo della preda ossessiona la mente degli uomini con una curiosa perseveranza. In quasi tutte le lingue esiste una qualche variante della metafora che considera l’ uomo a caccia della donna come un lupo, e la donna stessa come qualcosa di edibile,  un babà al rum, una pollastrella o una pesca. Nel mondo animale, invece, l’analogia non regge neppure per un momento.

……

Umanità a parte, dunque, prima che qualsiasi approccio sessuale possa riuscire, la femmina deve essere una compagna ben disposta. In numerose specie esistono indizi del fatto che essa è ancor più disposta del maschio.

……

Per cui l’interrogativo del quale dovremmo occuparci non è: come e perché nella specie umana venne determinarsi questo meccanismo femminile spaventosamente complicato e misterioso? Ma piuttosto: come poté, in nome del Cielo, la specie umana perdere,  smarrire e/o in genere rovinare un procedimento così semplice e chiaro?

Anzitutto cerchiamo di farci un’idea più chiara di quello che è il processo e di sapere che cosa lo innesca. Sarebbe utile a questo punto dimenticare completamente Kinsey e Masters e Johnson nonché le bellezze cromatiche e tutti i ricami umani, e tenere presente con fermezza l’immagine, diciamo, di un gatto o una scimmia rhesus. Ritti sui quattro arti.

La soluzione allora è semplice. A innescare il processo è una breve ma vigorosa applicazione di un rapido e ritmico attrito. Non occorre altro.

……

Un altro solo punto dobbiamo rilevare qui,  che in molti primati e altri quadrupedi la pressione viene esercitata non soltanto da tergo, ma anche dall’alto verso il basso, per cui si applica alla parete ventrale della vagina.

……

Se sin qui ci troviamo nel giusto, siamo adesso in una posizione salda per arbitrare uno dei classici scismi tra gli esperti del sesso, vale a dire se la chiave archetipa del soddisfacimento sessuale femminile sia incentrata nella vagina o nel clitoride.

(la Morgan rileva come il clitoride appaia decisamente sessualmente irrilevante nella maggior parte dei quadrupedi)

………

Supponiamo allora che nella gatta, nella scimmia rhesus, e in quasi tutti gli altri quadrupedi molto in alto nella scala dell’evoluzione, l’innesco della consumazione dell’esperienza sessuale risieda nei tessuti muscolari situati subito al di sotto (vale a dire sul lato ventrale) della vagina orizzontale. Un attrito vigoroso sulla parete inferiore o ventrale, ecco quello che occorre, ed ecco ciò che il maschio è programmato per applicare. Come ogni altro esempio di meccanismo di comportamento assai evoluto, la cosa funziona mirabilmente ogni volta… purché la femmina rimanga ritta nel modo giusto.

Per quanto concerne le nostre antenate, fu questa la situazione ironica. Allorché il maschio fece voltare la femmina, essa non soltanto si spaventò e si sentì a disagio, ma venne defraudata della propria ricompensa di comportamento. Per quanto il maschio si applicasse con lascivia, egli non esercitava più l’attrito sulla superficie ventrale della parete vaginale, ma sulla superficie dorsale; e quest’ultima non possedeva alcun hinterland dietro di sé, di tessuto muscolare particolarmente sensibilizzato. Dietro la vagina si trovavano soprattutto vertebre caudali. Dal punto di vista della femmina l’intera esercitazione era una perdita netta. Naturalmente, la scimmia antropomorfa non aveva la più pallida idea di che cosa non funzionasse. A quanto sembrava al maschio, tutte le femmine della sua specie erano diventate stizzose e completamente frigide in un intervallo di tempo sorprendentemente breve, e senza nessuna ragione al mondo.

Una conseguenza quasi inevitabile fu che l’estro nella scimmia acquatica cominciò a cessare. Si tratto di un’evoluzione positiva. Sarebbe stato del tutto inutile mantenere un culmine periodico di intensità per quanto concerneva un desiderio che non veniva soddisfatto. Probabilmente, vi fu un periodo in cui le femmine nelle quali il ciclo si manifestava meno intensamente divennero meno insopportabili o meno distolte, da una lussuria impossibile a soddisfarsi, dalle cure necessarie ai piccoli; in questo modo la selezione naturale avrebbe fatto si che la loro progenie prosperasse e che l’estro periodico cessasse in ultimo di far parte  della nostra dotazione genetica.
Potreste immaginare che anche la capacità di raggiungere l’orgasmo dovesse venir meno nelle femmine, ma l’evoluzione non agisce necessariamente in questo modo. Lamarck invece lo riteneva, pensava che ogni dotazione biologica la quale non venisse utilizzata da una determinata specie tendesse a scomparire. Oggi, però, gli scienziati credono che la sola mancata utilizzazione non sia sufficiente a causare ciò, e che le modifiche si determinino soltanto se ne deriva per la specie qualche vantaggio di adattamento.

Dall’eliminazione della capacità dell’orgasmo non sarebbe derivato nessun particolare vantaggio né per le femmine né per la popolazione come un tutto e pertanto essa  continuò ad esistere ed esiste ancor oggi, sebbene, per quanto concerne la sua funzione di ricompensa di comportamento, possa restare latente, senza dubbio in singoli individui, e forse in intere comunità, per lunghi periodi di tempo.
E’ molto dubbio se possa mai essere stata universalmente latente quanto potrebbero far pensare i documenti scritti prestopesiani. Se il meccanismo è quale l’ho prospettato, riesce assai difficile capire perché l’orgasmo si verifichi più spesso nelle donne sposate da molto tempo. Nei matrimoni avvenuti di recente, il maschio raggiunge quasi subito l’orgasmo, ed è improbabile che possa innescare una qualsiasi reazione, ma dopo alcuni anni, anche nei matrimoni vittoriani, nei quali ci si aspettava che non accadesse un bel niente, l’orgasmo si verificava con ogni probabilità molto spesso.
Man mano che le reazioni dell’uomo diventavano più lente e che la sua attività si protraeva, l’eccitazione della moglie diveniva più acuta. L’uomo non riusciva mai a trovare l’angolazione perfettamente giusta (nessuno riuscirà mai più a trovare l’angolazione esatta), ma un attrito prolungato, parallelo alla superficie ventrale della vagina non può in ultimo non avere lo stesso effetto di un attrito breve ed energico angolato rispetto ad essa. Se torniamo al bambino con la varicella (sono dolente di dover ricorrere a un’analogia così poco poetica, ma la poesia entrò a far parte della faccenda soltanto molto tempo dopo), qualora la pustolina pruda in modo tormentoso e gli sia stato proibito di grattarsela ben bene e a fondo, e un leggero massaggio non giovi a nulla, egli scoprirà in ultimo che strofinandosi il punto con il palmo della mano avanti e indietro rapidamente per parecchio tempo ci si può procurare un sollievo, pur non premendo affatto a fondo.
Dio solo sa che cosa ritenessero fosse avvenuto quei vittoriani. Naturalmente non lo avrebbero mai detto a nessuno, ma molti matrimoni sul punto di fallire dovettero essere “tirati su” da una inaspettata iniezione nel braccio destro proprio quando ogni magia sembrava scomparsa. Dopo che la faccenda era accaduta una volta, si ripeteva con crescente frequenza, perché la donna cominciava a capire in qual modo poteva favorirla. Questo è quanto si intende denominando l’orgasmo vaginale “una reazione appresa”.

La cosa spiega inoltre alcuni fenomeni che i signori romanzieri descrivono con tanti affettuosi particolari, e così tristemente fraintendendo. Quando uno di questi giovanotti si addentra nella descrizione grafica di una scena nella camera da letto tende a presumere che la pressione frenetica esercitata verso il basso dall’eroina alla base della spina dorsale dell’eroe significhi: “non te ne andare, non lasciarmi mai”. In effetti significa: “sono convinta nel mio subconscio che, se tu potessi abbassare il fulcro un paio di centimetri circa più giù, ciò eleverebbe il glande verso quel punto deve farebbe un po’ più bene”.

Quando descrive l’involontario inarcarsi della spina dorsale della bionda, lo scrittore lo interpreta così: “oddio, sono agli estremi, sto morendo d’estasi. Questa è la mia reazione pressoché simile a quella della stricnina, il risus sardonicus, la contrazione spinale”. In realtà per quanto a livello sotterraneo l’inarcarsi significa: “ah, beh, se non puoi modificare l’angolo del pistone, tocca a me, presumo, modificare l’angolo del cilindro”.

E’ giunto ora il momento di tornare a quegli esponenti della scuola clitoridea i quali, nel frattempo, hanno camminato avanti e indietro irritati e spazientiti. Perché essi sanno che il loro sistema funziona. Non voglio negarlo; voglio soltanto osservare che si tratta di un surrogato. La clitoride era un organo residuo, un omologo del pene, e non aveva alcuna funzione più di quante ne avessero i capezzoli nel maschio. Al pari di essi, esiste originariamente soltanto perché lo stampo embriologico fondamentale è ambivalente e si accinge anzitutto a dar luogo a un essere umano puro e semplice prima di occuparsi dei particolari quali lo stabilire se il modello debba essere un maschio o una femmina; sempre come i capezzoli del maschio, era un organo ricco di terminazioni nervose perché nel modello alternativo esse sarebbero state necessarie.

Tuttavia, quando il meccanismo sessuale normale cominciò a non funzionare a dovere, la clitoride era presente, e cominciò a servire alla scopo.

…….

Così dunque accadde che la scimmia nuda venne a trovarsi di fronte a una situazione unica e innaturale, una situazione nella quale quasi tutte le motivazioni e quasi tutte le ricompense dell’attività sessuale erano riservate a una sola delle due parti in causa: al maschio.
L’estro non tornò mai nella femmina dell’Homo sapiens. In qualche punto, negli strati molto profondi della sua consapevolezza, esiste la convinzione celata in profondità che vi sia qualcosa di affettato e di falso nel comportamento delle donne, e che, se esse non fossero così maledettamente ipocrite al riguardo, giungerebbero momenti per ognuna di loro (diciamo una settimana su quattro) nei quali correrebbero per le strade ammettendo allegramente di avere una voglia matta della cosa, sollecitando il sesso con tutti i passanti, come una giovane scimmia urlatrice, e inseguendo le loro prede fino al tramontar del sole e fino a quando gli uomini non si fossero acquattati esausti in segreti nascondigli maschili.

Per l’Homo sapiens, noi non ci comportiamo più in questo modo. Non costituiamo più per lui quella sfida che in origine eravamo state progettate per essere. Gli diamo la caccia cercando amore, compagnia, eccitazione, curiosità, sicurezza, una casa e una famiglia, prestigio, una via di scampo, o la felicità di essere tenute tra le sue braccia. Ma rimane ancora uno squilibrio fondamentale tra l’urgere della sua lussuria e la nostra, per cui quando si arriva al nocciolo, la prostituta è sempre in vendita sul mercato.

Io ritengo che questo squilibrio non si trovasse nello stampo originale dei primati. E’ una cicatrice rimasta insieme a molte altre, per ricordarci il “battesimo salutare” che ci consentì di sopravvivere nel pliocene.

La colpa non è dell’uomo. E dio sa che non è neppure della donna, ma può darsi che dobbiamo aspettare un altro paio di milioni di anni prima che le ultime braci di questo risentimento sotterraneo cessino finalmente di bruciare adagio.

E’ iniziata oggi la settimana della mobilità italiana delle 6 scuole nostre partner nel progetto Comenius  GALE, Game and Learning in Europe (Gioco e apprendimento in Europa). L’I.E.S. San Telmo di Jerez de la Frontera (Spagna); il 3° Geniko Lykeio Mytilinis dell’Isola di Lesbo (Grecia); il Colegiul Tehnic Aiud, di Aiud (Romania); il Gymnasium Brede di Brakel (Germania), il Nagy Sándor József Gimnázium di Budakezi (Ungheria), il SOY”St. Sofroni Vrachanski, Plovdiv (Bulgaria)

Ad aprire l’evento una festa di benvenuto in cui prima i docenti coordinatori e poi gli studenti stessi, a cominciare dai nostri, gli alunni della 3BP,  hanno presentato se stessi, con le tradizionali ppte piccoli discorsini ma anche canti, balli davvero coinvolgenti.

Le soprese più gradite, ma non si vuole far torto a nessuno (del resto speo che nessuno dei colleghi mai legga questo post), sono state: la canzone in italiano cantata dai rumeni; il saluto e il ringraziamento che la preside ungherese ha voluto ostinatamente fare in italiano a me e alla nostra scuola per l’ospitalità; e il sirtaki che ha coinvolto tutti, me compresa.

Presenti anche il preside e il sindaco di Colle che hanno lodato l’iniziativa con l’augurio che sia anche questo un passo verso la vera unità europea , al di là dei pregiudizi. Ma il pregiudizio non alberga solo tra popoli diversi, anche all’interno delle stessa categoria di lavoratori. Il pregiudizio che esista un solo modo possibile di fare scuola e che le attività che esulino dalla normale didattica non siano vero insegnamento….(chi vuole intendere intenda!)

In quanto a me non mi resta che ringraziare le  colleghe presenti all’iniziativa: Patrizia Gargano, Giuliana Opromolla, Esther Craighead; le famiglie degli studenti che hanno accolto l’invito; Roberto Serra, per l’assistenza tecnica; Susy, per l’assitenza “sul campo” e Michele Maccantelli per la realizzazione del dvd del  primo anno del Comenius, di cui ho fatto dono ai colleghi (certa che quello del secondo sarà spettacolare!).

Lo comprerò, lo leggerò…chissà se alla fine si aprirà la speranza di scoprire che il pavido Don Abbondio abbia un guizzo di orgoglio che lo riscatti.
Per chi non avesse avuto modo di seguire la conversazione Dandini-Celli sul rosso divano di rai 3, in tarda serata,sto facendo riferimento al libro appena uscito di P.Luigi Celli: “Coraggio don Abbondio”.
Ma per chi non avesse seguito l’intervista, per chi fosse incuriosito anche solo dal titolo, ma soprattutto dal sottotesto che ha ispirato l’autore o per chi avesse 3 minuti da perdere…un invito sentite quanto detto.
Lo dice Celli…un pacato signore preside( mi pare preside o cmq presidente o cmq pezzo grosso) della Luiss…della Luiss…non un fanatico rivoluzionario scatenato.
ciao a tutti

Purtroppo il video della RAI non si può implementare direttamente nelle pagine del blog, per vederlo dovete cliccare QUI


Parte prima


Parte seconda

Prima che sia troppo tardi vorrei riflettere con voi sia che siate di destra o di sinistra, non ha importanza, con voi che credo abbiate a cuore la libertà di pensiero, di confronto.
Con molti di voi che, proprio perchè insegnanti, maggiormente hanno profondo il senso critico,capiscono l’importanza del conoscere e del rapporto dialettico: unico vero concime per i giovani.
Per tutti.
Mi riecheggiano ancora le parole di un GRANDE VECCHIO,Boris Pahov.
Parole dette a Firenze,al Mandela palaforum, lo scorso 27 gennaio, nella giornata della Memoria: curiosità, senso dell’ironia, desiderio di conoscere, le sole armi vincenti per restare integri come individui.
Questo il suo messaggio ai 10.000 e più presenti .
In realtà in mezzo al fragore degli applausi la sua voce ancora schietta e giovane si è fatta spazio ed ha aggiunto:”…ragazzi non fatevi infinocchiare!”
E il palazzetto è sembrato crollare dall’applauso.

Quindi prima che sia troppo tardi, prestate qualche minuto a quanto segue:

Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) e, tra gli altri, un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis:
Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet.
La prossima settimana il testo approderà alla Camera diventando l’articolo nr. 60.
Il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della Casta.
In pratica, in base a questo emendamento, se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i providers dovranno bloccare il blog.
Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per
l’apologia di reato, oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.
Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta!
In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, YouTube etutti i blog, che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata.
Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una media company ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Il nome di questa /media company guarda caso, è Mediaset.
Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una Commissione contro la pirateria digitale e multimediale, che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di normalizzare con leggi di repressione Internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non riescono più a dominare.
Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad Internet, in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.
Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.
Date la massima diffusione a questa notizia per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli Italiani, perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema puramente dialettico.

L’uomo nero

L’uomo nero …
Tutti ci siamo nascosti sotto le coperte, da piccoli, per la paura della minaccia dell’uomo, del bobo nero.
Da piccoli…sotto le coperte…
Ora siamo “grandi”, affrontiamo a viso scoperto il “nemico”.
Vogliamo finirla per sempre con l’incubo delle nostre paure.
E spariamo.
All’uomo nero.

Basterebbe vedere, ascoltare il video…9 minuti della scorsa puntata di Anno Zero, della testimonianza vera, lucida, accorata, dignitosa di Barbara, una giovane, ma come lei giustamente sostiene non più giovane, donna, collega, cittadina, basterbbe ascoltare dicevo…per rendersi conto di come la parola dialogo, ascolto, sia un termine bandito o forse non conosciuto da parte di certa gente che ha in mano le nostre sorti.
Le nostre sorti di cittadini.
Di lavoratori.
Non di persone
Oltre alla condivisione,alla stima per questa “ragazza” che in modo lucido, dignitoso replica a Castelli, mi è restato un senso di amarezza, impotenza , la quasi certezza che il controbattere della giovane non avrà certo l’eco delle parole del ministro, ma in fondo in fondo mi è rimasto un senso di tristezza per l’uomo-ministro.
Il suo ritornello lavorolavorolavoro…mi è risuonato “tristagno”,non un incitamento energico e fattivo.
Ed io sono una che lavora-lavora…
Ma forse io sono anche un’illusa sognatrice.

 Cliccate sul link per vedere nella webcam in diretta la protesta dei ricercatori dell’ISPRA

Watch live video from Precari ISPRA on Justin.tv

LETTERA APERTA 

AL MINISTRO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE ON. STEFANIA PRESTIGIACOMO

Egregio Signor Ministro, 

l’istituzione dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) in seguito all’accorpamento di tre Enti (APAT-Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e i servizi Tecnici, ICRAM-Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare ed INFS-Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) vigilati dal Suo Ministero aveva, nelle intenzioni, la finalità di razionalizzare in un’unica entità le competenze tecnico-scientifiche presenti, al fine di corrispondere in modo puntuale ed armonico alla politica ambientale del Paese. Era altrettanto evidente nella volontà del legislatore che ISPRA, già nel suo acronimo, portasse con sé e valorizzasse due diversi aspetti della politica ambientale nazionale, l’uno indirizzato alla ricerca e sperimentazione, l’altro indirizzato alla protezione e controllo. 

Oggi, a distanza di quasi un anno dalla sua istituzione, Le scriviamo per illustrare la nostra preoccupazione per la drammatica situazione in cui versa il nostro Istituto. 

Tale drammaticità è causata dalla completa assenza di un piano organizzativo in grado di valorizzare le grandi competenze scientifiche che sono presenti nell’ISPRA, evidenziando, di fatto, un orientamento volto a smantellare le attività di ricerca e protezione ambientale finora svolte con dedizione e professionalità. Professionalità espressa in misura considerevole dal personale di ricerca precario, che ha permesso, e permette tuttora, ai tre Enti accorpati in ISPRA di svolgere le mansioni istituzionali loro affidate, anche a fronte dei bassi investimenti statali. 

A questo proposito, non possiamo quindi non esprimere forte apprensione per l’enorme incertezza che grava sul personale di ricerca non strutturato. Tali ricercatori rappresentano infatti oltre il 50% del personale afferente al settore e sono un patrimonio intellettuale e professionale di fondamentale valore per l’Istituto, documentato da centinaia di pubblicazioni scientifiche. E’evidente che il taglio di ricercatori e tecnici graverà pesantemente non solo sulle attività dell’ISPRA ma anzitutto sulla qualità dell’ambiente nel nostro paese, il quale rischierà di perdere il ruolo di primo piano nella ricerca ambientale, conquistato negli anni attraverso l’autorevolezza e l’alto livello del personale precario afferente ai tre Enti accorpati. L’Italia vedrà così ulteriormente vanificato quel patrimonio di conoscenze che ha faticosamente costruito nel tempo, comportando un danno ai cittadini e alle future generazioni. 

E’ indispensabile, a nostro avviso, intervenire quindi con urgenza e determinazione affinché le funzioni di ricerca non vengano smantellate bensì rafforzate nel nuovo Ente, partendo dalla riacquisizione di tutte le agili procedure amministrative che rispondevano alle esigenze delle attività scientifiche e che in questi mesi sono state abbandonate. Al fine di permettere alle numerose professionalità di esprimersi ai livelli di eccellenza già manifestato e di operare al meglio, è necessario poi dotare finalmente l’Istituto di uno statuto, ad oggi ancora mancante, che tenga conto degli obiettivi istituzionali delle tre realtà di provenienza, nonché individuare soluzioni straordinarie a sostegno delle potenzialità già esistenti e del progetto da Lei iniziato. Inoltre, è quanto mai importante individuare con celerità strumenti tecnico legislativi adeguati per la tutela dei ricercatori non strutturati dell’Istituto, al fine di non dissipare le loro competenze e gli ingenti investimenti pubblici fatti per la loro formazione. 

Facciamo, a questo proposito, appello a Lei, Signor Ministro, affinché trovi soluzioni condivise per una questione che consideriamo fondamentale per il paese e rendere così efficiente l’ISPRA, facendo assumere pieno significato al suo nome. In tal senso, la strada della “lettera aperta” è stata adottata perché crediamo che la ricerca scientifica si tra le fondamenta del futuro della nazione ed il futuro di una nazione è affare anche e soprattutto dei suoi cittadini. 

Daremo quindi massima diffusione a questo messaggio ed a un video che sintetizza questa situazione, attraverso mezzi di comunicazione e conferenze stampa, nelle quali illustreremo il contesto con pieno spirito costruttivo, senza mai mancare al totale rispetto dei ruoli istituzionali. 

Confidando nella Sua attenzione, Le rivolgiamo distinti saluti. 

Roma, 18 giugno 2009
L’Assemblea precari ISPRA www.nonsparateallaricerca.org

Nel gennaio di quest’anno (2009) ho pubblicato su questo blog, assieme alla mia compagna, un articolo sulla vicenda di Eluana Englaro.
In questi giorni non ho potuto fare a meno di vedere un parallelo tra la vicenda di Eluana e quella di Stefano Cucchi.

Tanto per ricordare gli avvenimenti di quei giorni, nel gennaio 2009 il padre di Eluana è riuscito ad ottenere dalla  Corte di Cassazione una sentenza che lo autorizzava a sospendere la nutrizione e l’idratazione della figlia in stato vegetativo permanente da 17 anni. Peppino Englaro era arrivato a quella sentenza dopo una battaglia legale durata molti anni ed era sicuro di interpretare in questo modo la volontà della figlia.

Ora è probabile che ognuno di noi abbia un sentimento diverso e molto “viscerale” su questa vicenda, sentimento che probabilmente non cambierà malgrado tutto quello ciascuno può provare a dire per convincere l’altro.  Io posso solo parlare per me. Davvero non vorrei tenere la mia compagna o i miei figli per diciassette anni intorno ad un letto a guardare il mio corpo tenuto in vita da un tubo infilato nell’esofago, mi sembrerebbe una crudeltà nei loro confronti e un atto di pietà lasciar spengere una vita in quelle condizioni.
D’altra parte posso capire chi invece ritiene comunque sacra e intoccabile una vita e mai farebbe qualcosa per spengerla, anche se ciò che ancora la sostiene è qualcosa di artificiale.
Certo mai mi sognerei di obbligare questa persona a comportarsi in un modo che io ritengo giusto, ma che è contrario ai suoi principi; a quanto pare non la pensano così molti esponenti del governo e della società civile.
Facendo un certo sforzo posso anche capire chi, convinto della assoluta sacralità di una vita, pensi di dover fare tutto ciò che è in suo potere per salvarla. Non concordo con lui, ma posso capirlo, e in quei giorni veramente è stato fatto molto.

Il ministro Sacconi, ha provato in tutti i modi a bloccare l’applicazione della sentenza, attraverso invii di ispezioni e intimidazioni ha cercato di impedire che si trovasse una clinica dove attuare il protocollo medico previsto. Man mano che l’impatto mediatico e la conseguente “audience” saliva, sempre più esponenti del governo e personaggi pubblici si sono gettati nella mischia.
Ai primi di febbraio il Presidente del Consiglio dichiara, tra le altre cose, “Eluana è una persona viva, respira, le sue cellule cerebrali sono vive e potrebbe in ipotesi fare anche dei figli. È necessario ogni sforzo per non farla morire”, in parlamento viene approvato in tutta fretta un decreto legge che vieta la sospensione di nutrizione e idratazione a Eluana, sempre Berlusconi dichiara “Se il capo dello Stato non firmasse e si caricasse di questa responsabilità nei confronti di una vita, noi inviteremmo immediatamente il Parlamento a riunirsi ad horas e approvare in due o tre giorni una legge che anticipasse quella legge che è già nell’iter legislativo”. Napoletano non firma il decreto e lo rimanda alle camere, si registra uno scontro istituzionale con pochi precedenti nella storia della repubblica. Le camere vengono riunite d’urgenza e si lavora febbrilmente ad un nuovo ddl. Si creano tensioni anche all’interno della maggioranza, Berlusconi, con il plauso delle gerarchie ecclesiastiche, fa capire che non accetterà neanche delle astensioni nella sua maggioranza come quella prospettata dal ministro Prestigiacomo.
Nella tarda serata del 9 febbraio, mentre il senato è riunito in una seduta non stop, Eluana muore prima che questo secondo disegno di legge possa essere approvato.
Per dare un’idea del clima che si era creato (o che qualcuno aveva voluto creare) in quei giorni, vi riporto uno delle centinaia di commenti che si leggevano nei forum e sui blog: “Proprio voi che avete fatto tanto caos per fare approvare dall’Onu la “MORATORIA SULLA PENA DI MORTE” adesso siete tutti a tifare perchè una poveretta sia ammazzata non magari per impiccagione o per sedia elettrica ma peggio ancora per “FAME E SETE”. Temo che ormai non si possa fare in tempo a fermare questo orrore e credo anche che purtroppo il sangue di questa innocente ricadrà su Napolitano che non ha avuto il coraggio di fermare l’esecuzione.

Tutto questo perché la vita è sacra e non era ammissibile assistere alla morte di Eluana senza intervenire.

Il 15 ottobre scorso Stefano Cucchi, 31 anni, esce di casa di sera con il suo cane. Alle 23.30 mentre passeggia nel parco viene arrestato dai carabinieri perché ritengono che si apprestasse a vendere droga ad un possibile cliente,  viene trovato in possesso di 20 grammi di sostanza stupefacente. I carabinieri portano Stefano in caserma e poi, all’una e mezza del 16 ottobre, accompagnano il fermato a casa e, alla presenza dei suoi genitori, perquisiscono la sua camera. Ritorna in caserma dove vengono concluse le pratiche e il giorno dopo è processato per direttissima e trasferito al carcere di Regina Coeli dove dovrebbe restare fino al 13 novembre, data in cui è fissata la successiva udienza. Il 22 ottobre Stefano Cucchi muore all’ospedale Sandro Pertini di Roma dove nel frattempo era stato trasferito. La famiglia, che aveva inutilmente chiesto notizie di Stefano, non può fare altro che vedere il suo corpo segnato da evidenti segni di traumi, i medici che avevano in cura Stefano (secondo la testimonianza dei familiari) riferiscono testualmente “ si è spento, aveva un lenzuolo sempre sulla faccia, non voleva mangiare, non si voleva nutrire e non voleva le flebo , praticamente si è spento
Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per la famiglia ed al contrasto per le tossicodipendenze afferma in un’intervista che Stefano è morto perché drogato e anoressico.
Il ministro Alfano apre un’inchiesta e assicura che “il governo è in prima linea per accettare la verità”, Alfano dichiara che “si è data applicazione all’accordo esistente con la Asl di Roma secondo cui nessuna informazione può essere data ai familiari senza l’autorizzazione del magistrato. Questo divieto può essere superato dall’autorizzazione firmata dal detenuto. Ma da quanto si evince dalla documentazione, Stefano Cucchi ha firmato per non autorizzare alla diffusione le informazioni sulle sue condizioni di salute ai familiari”.
I medici del Pertini riferiscono che Stefano avrebbe dichiarato di essersi procurato le numerose fratture “a causa di una caduta accidentale dalle scale” e sembra che abbia rifiutato il cibo come protesta perché non gli era stato permesso di vedere il suo avvocato.
Il presidente Berlusconi e il ministro Sacconi non mi risulta abbiano rilasciato nessuna dichiarazione sull’accaduto.
A parte la doverosa inchiesta promossa del ministro Alfano, al momento il parlamento non ha intrapreso iniziative particolari.

La domanda, che lascio alla vostra riflessione è scontata. Che cos’ha di diverso la vita di Stefano rispetto a quella di Eluana?

Nel 2009 (al 30 novembre) ci sono stati 66 suicidi nelle carceri italiane e sono avvenuti 161 decessi per altre cause, a partire dall’anno 2000 nei nostri istituti di pena si sono suicidate 550 persone e 1544 sono stati gli altri decessi.

Al nostro secondo giorno qui sull’isola di Lesbo, il team italiano si fa onore. Oggi i 6 Paesi del Progetto GALE nella loro componente studentesca si sono riuniti in 5 gruppi misti per discutere e pianificare il gioco da tavolo che sara’ il risultato finale del progetto. Alla fine dei lavori l’idea italiana del gioco e’ risultata vincente in 3 gruppi su 5. SIAMO TROPPO FORTI!!! Domani il verdetto finale nella votazione della proposta di gioco migliore tra le tre piu’ votate. Ma noi possiamo gia’ essere fieri dell’ “Italian Way” e di noi stessi naturalmente!!!!! A presto per notizie piu’ fresche e un saluto a tutti gli altri membri del Team Comenius che sono rimasti a casa ma mi renderanno orgogliosa in Bulgaria!!!!!!

La nostra scuola inizia quest’anno un’esperienza straordinaria: un partenariato multilaterale COMENIUS finanziato , per un importo complessivo di 20 mila euro, nell’ambito del Programma di Apprendimento Permanente (LIFELONG LEARNING PROGRAMME) del DG Istruzione e Cultura della Commissione Europea, per il tramite dell’ Agenzia Nazionale LLP Italia di Firenze
Il progetto di durata biennale, prende il titolo di GALE (Game And Learning in Europe ovvero Gioco e apprendimento in Europa), e coinvolge sette Paesi e altrettante scuole superiori europee: il “San Giovanni Bosco” per l’Italia, l’I.E.S. San Telmo per la Spagna,  il 3° Geniko Lykeio Mytilinis per la Grecia, il Colegiul Tehnic Aiud per la Romania, il Gymnasium Brede per la Germania, il Nagy Sándor József Gimnázium per l’Ungheria e il SOY”St. Sofroni Vrachanski per la Bulgaria.
Non è solo un progetto linguistico, sebbene la lingua veicolare sia, come è ovvio, l’inglese. Semmai è multidisciplinare, con obbiettivi semplici ma significativi. I nostri alunni conosceranno l’Europa attraverso la storia, la geografia, l’arte e la cultura popolare degli stati coinvolti; miglioreranno le competenze informatiche e le capacità di comunicazione e cooperazione nel piccolo e nel grande gruppo, in lingua madre e in lingua straniera. Non da ultimo, si divertiranno a tradurre il proprio lavoro in una varietà di prodotti (weblogs, CD, video, opuscoli, prodotti digitali ecc.)
A rappresentare l’Italia saranno i 20 alunni della II BP del corso di Scienze della Formazione e 4 insegnanti che, attraverso incontri internazionali, laboratori, conferenze on-line, telefono, e-mail,weblogs, scambieranno informazioni con i coetanei e i colleghi delle altre scuole europee riguardanti le sette discipline oggetto del progetto: Storia, Geografia, Storia dell’Arte, Matematica e Scienze, Ed. Fisica e Musica.
Il prodotto finale di tale lavoro congiunto tra studenti e docenti-coordinatori , sarà un gioco da tavolo sui contenuti delle materie coinvolte nel progetto.
Di particolare importanza sono gli incontri internazionali a cui parteciperanno delegazioni delle 7 scuole e grazie ai quali alunni e insegnanti avranno la possibilità di conoscersi dal vivo, confrontandosi con culture e sistemi scolastici diversi da quelli di appartenenza.
Due sono quelli previsti: il primo in Grecia (Isola di Lesbo, sede greca del Comenius), dal 15 al 21 novembre, dove verrà progettato il gioco; il secondo in Bulgaria (presso l’istituto di Plovdiv), presumibilmente a maggio 2011, quando gli studenti parteciperanno al torneo internazionale con il prodotto da loro creato.
Tra le due mobilità internazionali si inseriscono attività bimestrali sulle materie del progetto che forniranno il materiale su cui strutturare il gioco.
Questo progetto, figlio di un’idea che io e i miei 6 partner europei abbiamo avuto durante la coinvolgente esperienza e-Twinning (il gemellaggio elettronico tra scuole) dell’anno scorso, che è valsa alla nostra scuola il Premio di Qualità Europeo, è venuto alla luce durante una faticosissima visita preparatoria svoltasi a febbraio scorso presso la scuola ungherese. Visto l’entusiasmo con cui i colleghi e gli alunni, sostenuti dalle famiglie, stanno affrontando la prima attività del progetto in preparazione all’incontro di novembre in Grecia, sarà sicuramente un’esperienza fantastica da cui tutti usciremo arricchiti personalmente e professionalmente.
(A breve saranno pubblicati i lavori degli alunni sul blog dedicato G.A.L.E. Italia.)

Danila Ferro
coordinatrice italiana
G.A.L.E

Per ricordare Alda Merini

Una delle più grandi poetesse del ’900…un invito a leggere o rileggere le sue poesie.

Per i pochi lettori abituali e per gli appassionati delle statistiche in genere, ecco la hit parade degli articoli più letti nel primo anno (quasi concluso) di vita del nostro blog.

Il blog ha ricevuto in totale 5.531 visite, ciò significa o che la stessa persona è tornata 5.531 volte, o che 5.531 persone hanno, almeno una volta, letto un articolo… è verosimile pensare che il blog abbia pochi abituali lettori e molti occasionali visitatori. Inoltre bisogna tenere conto che gli articoli pubblicati di recente non hanno ancora avuto il tempo di essere visitati.

Titolo Visualizzazioni  
Considerazioni sul caso di Eluana Englar 368
Ciao Andrei 233
L’evoluzione della donna 206
Tuo parere 200
Dal Notebook al Netbook, evoluzione del 198
“L’origine della donna” di Elaine Morgan 136
CRISI ECONOMICA 2008: REALE O CONTROLLAT 116
Intenti 106
Archivio 95
Aiuto 85
Newsletter 69
Principi etici professione docente 67
Ancora sul caso di Eluana Englaro e il m 67
Presentazione del libro di Gherardo Colo 60
Il kebab il cous cous e le intolleranze 59
L’AUTOMOBILE DEL FUTURO COSTRUITA NEL PA 55
Elaine Morgan, L’origine della donna. ca 46
Riccardo Iacona – La scuola tagliata – d 39
Imbranata ma …mi applico! 38
Una “visione ” di speranza 38
Proposta cambiamento orario biennio prof 37
Pasolini e la televisione 34
LETTERA APERTA A GIAN ANTONIO STELLA 33
comunicazione 32
La tregua di Natale 25
Invito gli esperti di comunicazione 22
via libera alla riforma lombarda sulla s 20
Eroici volontari e poveri fessi 16
accoglienza:abbiamo perso tempo? 16
Se nel mio flo vuoi entrare 15
RIFIUTI TECNOLOGICI : TV COLOR guasto da 15
…NON DICIAMOLO ALLA GELMINI! 14
IO CI SONO STATO, PERCHE’ LIBERO DI ANDA 12
Ancora di scuola… 12
Per tutti gli appassionati di test 12
Una strada (pulita ) per rilanciare il S 12
La vera storia del video del ministro Ge 11
Istruzione e fondi 10
faccino 8
Elaine Morgan, L’origine della donna.Cap 8
Lettera di Moustafa Barghouti 7
RIFLESSIONI 7
Pensiero stupendo… 6
Graduatorie a esurimento o esauriti dall 6
TUTTI MATTI PER IL TWITTER, IL MICRO-BLO 4
I potenti e il sesso 2

Più statistiche

I potenti e il sesso

Fabrizio De Andrè l’ha scritta nel 1967 eppure non potrebbe essere più attuale!
A quanto pare certe abitudini non cambiano mai

Carlo Martello Ritorna Dalla Battaglia Di Poitiers

 

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d’allor

al sol della calda primavera
lampeggia l’armatura
del sire vincitor

il sangue del principe del Moro
arrossano il cimiero
d’identico color

ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite
le bramosie d’amor

“se ansia di gloria e sete d’onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all’amore

chi poi impone alla sposa soave di castità
la cintura in me grave
in battaglia può correre il rischio di perder la chiave”

così si lamenta il Re cristiano
s’inchina intorno il grano
gli son corona i fior

lo specchi di chiara fontanella
riflette fiero in sella
dei Mori il vincitor

Quand’ecco nell’acqua si compone
mirabile visione
il simbolo d’amor

nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde
ignudo in pieno sol

“Mai non fu vista cosa più bella
mai io non colsi siffatta pulzella”
disse Re Carlo scendendo veloce di sella

“De’ cavaliere non v’accostate
già d’altri è gaudio quel che cercate
ad altra più facile fonte la sete calmate”

Sorpreso da un dire sì deciso
sentendosi deriso
Re Carlo s’arrestò

ma più dell’onor potè il digiuno
fremente l’elmo bruno
il sire si levò

codesta era l’arma sua segreta
da Carlo spesso usata
in gran difficoltà

alla donna apparve un gran nasone
e un volto da caprone
ma era sua maestà

“Se voi non foste il mio sovrano”
Carlo si sfila il pesante spadone
“non celerei il disio di fuggirvi lontano,

ma poiché siete il mio signore”
Carlo si toglie l’intero gabbione
“debbo concedermi spoglia ad ogni pudore”

Cavaliere egli era assai valente
ed anche in quel frangente
d’onor si ricoprì

e giunto alla fin della tenzone
incerto sull’arcione
tentò di risalir

veloce lo arpiona la pulzella
repente la parcella
presenta al suo signor

“Beh proprio perché voi siete il sire
fan cinquemila lire
è un prezzo di favor”

“E’ mai possibile o porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane,

anche sul prezzo c’è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v’eran tariffe inferiori alle tremila lire”

Ciò detto agì da gran cialtrone
con balzo da leone
in sella si lanciò

frustando il cavallo come un ciuco
fra i glicini e il sambuco
il Re si dileguò

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d’allor

al sol della calda primavera
lampeggia l’armatura
del sire vincitor

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